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Grammatica greca
In greco antico la stessa forma verbale vale cose diverse a seconda che ci sia o meno la particella an. Questo cambia il significato in modo radicale: possibile, irreale, obliquo. La matrice qui sotto mette il modo sulla riga e la presenza di an sulla colonna: leggi la cella per sapere cosa hai davanti.
Scheda di grammatica greca di Versia, a cura di Tommaso Pagano.
Ogni cella mostra il valore semantico, un esempio greco e la traduzione.
Eventuale
Dopo ἐάν (= εἰ + ἄν) o ἄν + cong. nella protasi: l'azione e' possibile, aperta. E' il sistema normale per le condizioni logiche semplici.
ἐὰν ταῦτα ποιῇς, καλῶς ἕξει
Se farai queste cose (e potresti farlo), andrà bene
Finale / timore / indipendente volitivo
Dopo congiunzioni finali (ἵνα, ὅπως, ὡς) o di timore (μή), oppure nelle proposizioni volitivo-esortative: lo scopo o il rischio e' reale, ma non e' necessaria la ἄν.
ἔρχομαι ἵνα ἴδω
Vengo affinché veda
In greco classico ἵνα + cong. senza ἄν e' la costruzione normale.
Potenziale
Nella proposizione principale esprime un'azione possibile ma incerta (italiano: 'potrebbe', 'farebbe'). E' l'apodosi del periodo ipotetico potenziale.
βούλοιο ἂν ταῦτα ποιεῖν;
Vorresti fare queste cose? (probabilmente sì)
Obliquo / desiderativo
Nelle proposizioni secondarie dopo verbo principale al passato (ottativo obliquo: rappresenta il congiuntivo della diretta), oppure in proposizione indipendente di desiderio impossibile (senza ἄν, con εἴθε / εἰ γάρ).
ἔλεγεν ὅτι ἔλθοι
Diceva che sarebbe venuto (ottativo obliquo)
Desiderio: εἴθε τοῦτο γένοιτο = 'Oh, se questo avvenisse!'
Irreale (presente o passato)
Nella proposizione principale con indicativo imperfetto (irreale presente) o aoristo (irreale passato): l'azione NON e' avvenuta o non sta avvenendo. La ἄν e' OBBLIGATORIA per segnalare l'irrealta'.
εἰ τοῦτο ἔπραττες, κακῶς ἂν εἶχε
Se facessi questo (ma non lo fai), starebbe male
Reale
L'indicativo senza ἄν esprime realtà, fatti veri, azioni certe. Nessuna sfumatura di possibilità o irrealtà.
τοῦτο ποιεῖς
Fai questo (è vero)
Da ricordare prima dell'interrogazione: sei frasi, una per cella.
ἄν + congiuntivo = eventuale (la condizione e' aperta, possibile: ἐάν = εἰ + ἄν).
Congiuntivo senza ἄν = finale, di timore o esortativo (ἵνα, ὅπως, μή + cong.).
ἄν + ottativo = potenziale (possibile ma incerto: "potrebbe", "farebbe").
Ottativo senza ἄν = obliquo (discorso indiretto al passato) o desiderativo (εἴθε...).
ἄν + indicativo (imperfetto o aoristo) = irreale: l'azione NON e' avvenuta.
Indicativo senza ἄν = realtà pura. Nessuna sfumatura modale.
Con ἄν (scritto ἐάν = εἰ + ἄν) il congiuntivo esprime una condizione eventuale: l'azione e' possibile e aperta. Senza ἄν il congiuntivo ha funzione finale (ἵνα + cong.), di timore (μή + cong.) o esortativa: la particella non serve perche non si tratta di condizione ma di scopo o rischio.
Il potenziale e' costruito con ottativo + ἄν nella proposizione principale: esprime un'azione possibile ma incerta, resa in italiano con 'potrebbe' o 'farebbe'. E' l'apodosi del periodo ipotetico potenziale, la cui protasi e' εἰ + ottativo.
L'irreale usa indicativo imperfetto (irreale presente) o indicativo aoristo (irreale passato) + ἄν nella proposizione principale. La particella ἄν e' obbligatoria: senza di essa l'indicativo esprime realta', non irrealta'. La protasi ha εἰ + indicativo dello stesso tempo dell'apodosi.
L'ottativo obliquo e' l'ottativo senza ἄν nelle proposizioni secondarie dipendenti da un verbo principale al passato. Rappresenta il congiuntivo del discorso diretto trasportato nel discorso indiretto: 'diceva che sarebbe venuto' (ἔλεγεν ὅτι ἔλθοι). Non ha sfumatura modale propria: e' un meccanismo di concordanza temporale.
Si': ἐάν e' la forma contratta di εἰ + ἄν. Entrambe introducono la protasi eventuale con il congiuntivo. In attico si trova piu spesso ἐάν, in ionico ἤν. La particella ἄν nella protasi si 'fonde' con la congiunzione εἰ, mentre nell'apodosi rimane separata (ottativo + ἄν per il potenziale, indicativo + ἄν per l'irreale).
L'eventuale usa il congiuntivo (+ ἐάν nella protasi): l'azione e' possibile, potrebbe avvenire. L'irreale usa l'indicativo imperfetto o aoristo (+ εἰ nella protasi, + ἄν nell'apodosi): l'azione NON sta avvenendo o NON e' avvenuta. La differenza sta nel modo verbale: congiuntivo = aperto, indicativo = chiuso/negato.