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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 118
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Dopo questi fatti, non molti anni più tardi, accadono gli eventi già annunciati, quelli di Corcira, quelli di Potidea e quanto divenne occasione di questa guerra. Tutti questi eventi, quanto fecero i Greci gli uni contro gli altri e contro i barbari, avvennero in circa cinquant'anni, tra il ritiro di Serse e l'inizio di questa guerra; in cui gli Ateniesi resero il loro dominio più saldo e loro stessi progredirono verso una grande potenza, mentre gli Spartani, pur accorgendosene, non li ostacolarono se non per breve tempo, e restarono inattivi per la maggior parte del tempo, sia perché già prima non erano rapidi a muovere guerra, se non costretti, sia perché in parte trattenuti da guerre proprie, finché la potenza degli Ateniesi non crebbe apertamente e non toccò la loro stessa alleanza. Allora non lo giudicarono più sopportabile, ma parve che bisognasse attaccare con ogni impegno e abbattere quella potenza, se ne fossero capaci, intraprendendo questa guerra. Gli stessi Spartani dunque avevano deciso che le tregue erano state infrante e che gli Ateniesi erano colpevoli, ma mandando messi a Delfi interrogarono il dio se sarebbe stato meglio fare guerra; E il dio rispose loro, come si dice, che a chi avesse fatto guerra con tutte le forze sarebbe toccata la vittoria, e disse che egli stesso avrebbe dato aiuto, sia invocato sia non invocato.
Μετὰ ταῦτα δὲ ἤδη γίγνεται οὐ πολλοῖς ἔτεσιν ὕστερον τὰ προειρημένα, τά τε Κερκυραϊκὰ καὶ τὰ Ποτειδεατικὰ καὶ ὅσα πρόφασις τοῦδε τοῦ πολέμου κατέστη. ταῦτα δὲ ξύμπαντα ὅσα ἔπραξαν οἱ Ἕλληνες πρός τε ἀλλήλους καὶ τὸν βάρβαρον ἐγένετο ἐν ἔτεσι πεντήκοντα μάλιστα μεταξὺ τῆς τε Ξέρξου ἀναχωρήσεως καὶ τῆς ἀρχῆς τοῦδε τοῦ πολέμου· ἐν οἷς οἱ Ἀθηναῖοι τήν τε ἀρχὴν ἐγκρατεστέραν κατεστήσαντο καὶ αὐτοὶ ἐπὶ μέγα ἐχώρησαν δυνάμεως, οἱ δὲ Λακεδαιμόνιοι αἰσθόμενοι οὔτε ἐκώλυον εἰ μὴ ἐπὶ βραχύ, ἡσύχαζόν τε τὸ πλέον τοῦ χρόνου, ὄντες μὲν καὶ πρὸ τοῦ μὴ ταχεῖς ἰέναι ἐς τοὺς πολέμους, ἢν μὴ ἀναγκάζωνται, τὸ δέ τι καὶ πολέμοις οἰκείοις ἐξειργόμενοι, πρὶν δὴ ἡ δύναμις τῶν Ἀθηναίων σαφῶς ᾔρετο καὶ τῆς ξυμμαχίας αὐτῶν ἥπτοντο. τότε δὲ οὐκέτι ἀνασχετὸν ἐποιοῦντο, ἀλλ’ ἐπιχειρητέα ἐδόκει εἶναι πάσῃ προθυμίᾳ καὶ καθαιρετέα ἡ ἰσχύς, ἢν δύνωνται, ἀραμένοις τόνδε τὸν πόλεμον. αὐτοῖς μὲν οὖν τοῖς Λακεδαιμονίοις διέγνωστο λελύσθαι τε τὰς σπονδὰς καὶ τοὺς Ἀθηναίους ἀδικεῖν, πέμψαντες δὲ ἐς Δελφοὺς ἐπηρώτων τὸν θεὸν εἰ πολεμοῦσιν ἄμεινον ἔσται· ὁ δὲ ἀνεῖλεν αὐτοῖς, ὡς λέγεται, κατὰ κράτος πολεμοῦσι νίκην ἔσεσθαι, καὶ αὐτὸς ἔφη ξυλλήψεσθαι καὶ παρακαλούμενος καὶ ἄκλητος.
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