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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 95
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Poiché ormai egli si mostrava violento, gli altri Greci ne erano irritati, e non meno gli Ioni e quanti erano stati appena liberati dal dominio del re. Recandosi presso gli Ateniesi, chiedevano che diventassero loro guida in virtù della parentela e che non cedessero a Pausania, se mai usasse violenza. Gli Ateniesi accolsero queste richieste e vi rivolsero attenzione, decisi a non restare indifferenti e a sistemare il resto come sembrasse loro meglio. In questo frangente gli Spartani richiamavano Pausania per interrogarlo su ciò di cui erano venuti a sapere. Infatti molte ingiustizie gli venivano imputate dai Greci che arrivavano, e il suo comportamento appariva più imitazione di tirannide che comando militare. Gli capitò che, proprio mentre veniva richiamato, gli alleati, per odio verso di lui, passassero dalla parte degli Ateniesi, tranne i soldati del Peloponneso. Giunto a Sparta fu chiamato a rendere conto di alcune ingiustizie commesse verso privati, ma fu assolto dalle accuse più gravi. Gli si imputava soprattutto il tradimento a favore dei Medi, e sembrava la cosa più evidente. E lui non lo inviarono più come comandante, ma Dorcide e alcuni altri con lui, alla guida di un contingente non numeroso. A loro gli alleati non concessero più il comando. Essi, resosene conto, se ne andarono, e gli Spartani in seguito non inviarono più altri comandanti, temendo che chi usciva da Sparta finisse per corrompersi, come avevano constatato nel caso di Pausania, e volendo anche liberarsi dalla guerra contro i Medi, e ritenendo gli Ateniesi capaci di guidarla e, nella situazione del momento, adatti a loro.
ἤδη δὲ βιαίου ὄντος αὐτοῦ οἵ τε ἄλλοι Ἕλληνες ἤχθοντο καὶ οὐχ ἥκιστα οἱ Ἴωνες καὶ ὅσοι ἀπὸ βασιλέως νεωστὶ ἠλευθέρωντο· φοιτῶντές τε πρὸς τοὺς Ἀθηναίους ἠξίουν αὐτοὺς ἡγεμόνας σφῶν γίγνεσθαι κατὰ τὸ ξυγγενὲς καὶ Παυσανίᾳ μὴ ἐπιτρέπειν, ἤν που βιάζηται. οἱ δὲ Ἀθηναῖοι ἐδέξαντό τε τοὺς λόγους καὶ προσεῖχον τὴν γνώμην ὡς οὐ περιοψόμενοι τἆλλά τε καταστησόμενοι ᾗ φαίνοιτο ἄριστα αὐτοῖς. ἐν τούτῳ δὲ οἱ Λακεδαιμόνιοι μετεπέμποντο Παυσανίαν ἀνακρινοῦντες ὧν πέρι ἐπυνθάνοντο· καὶ γὰρ ἀδικία πολλὴ κατηγορεῖτο αὐτοῦ ὑπὸ τῶν Ἑλλήνων τῶν ἀφικνουμένων, καὶ τυραννίδος μᾶλλον ἐφαίνετο μίμησις ἢ στρατηγία. ξυνέβη τε αὐτῷ καλεῖσθαί τε ἅμα καὶ τοὺς ξυμμάχους τῷ ἐκείνου ἔχθει παρ’ Ἀθηναίους μετατάξασθαι πλὴν τῶν ἀπὸ Πελοποννήσου στρατιωτῶν. ἐλθὼν δὲ ἐς Λακεδαίμονα τῶν μὲν ἰδίᾳ πρός τινα ἀδικημάτων ηὐθύνθη, τὰ δὲ μέγιστα ἀπολύεται μὴ ἀδικεῖν· κατηγορεῖτο δὲ αὐτοῦ οὐχ ἥκιστα μηδισμὸς καὶ ἐδόκει σαφέστατον εἶναι. καὶ ἐκεῖνον μὲν οὐκέτι ἐκπέμπουσιν ἄρχοντα, Δόρκιν δὲ καὶ ἄλλους τινὰς μετ’ αὐτοῦ στρατιὰν ἔχοντας οὐ πολλήν· οἷς οὐκέτι ἐφίεσαν οἱ ξύμμαχοι τὴν ἡγεμονίαν. οἱ δὲ αἰσθόμενοι ἀπῆλθον, καὶ ἄλλους οὐκέτι ὕστερον ἐξέπεμψαν οἱ Λακεδαιμόνιοι, φοβούμενοι μὴ σφίσιν οἱ ἐξιόντες χείρους γίγνωνται, ὅπερ καὶ ἐν τῷ Παυσανίᾳ ἐνεῖδον, ἀπαλλαξείοντες δὲ καὶ τοῦ Μηδικοῦ πολέμου καὶ τοὺς Ἀθηναίους νομίζοντες ἱκανοὺς ἐξηγεῖσθαι καὶ σφίσιν ἐν τῷ τότε παρόντι ἐπιτηδείους.
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