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latino · Lattanzio
Lattanzio · De mortibus persecutorum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Non molto dopo anche Valeriano, colto da una follia non dissimile, levò le mani empe contro Dio e versò molto sangue dei giusti in breve tempo. Ma Dio lo colpì con un nuovo e straordinario genere di punizione, affinché fosse per i posteri un insegnamento che gli avversari di Dio ricevono sempre una ricompensa degna del loro crimine. Costui, catturato dai Persiani, perse non solo l'impero, che aveva usato con tracotanza, ma anche la libertà, che aveva tolto agli altri, e visse nella schiavitù più vergognosa. Infatti il re dei Persiani Sapore, colui che lo aveva catturato, ogni volta che gli piaceva salire su un carro o a cavallo, ordinava al Romano di piegarsi verso di lui e di offrirgli la schiena, e mettendogli il piede sul dorso diceva che quello era il vero modo di rappresentare ciò che i Romani erano soliti dipingere sulle tavole e sui muri. Così costui, trionfato in modo più che degno, visse a lungo, cosicché il nome romano restasse a lungo oggetto di beffa e derisione per i barbari. Gli si aggiunse inoltre come castigo il fatto che, sebbene avesse un figlio imperatore, non trovò tuttavia un vendicatore della sua prigionia e della più estrema schiavitù, né fu affatto riscattato.
Non multo post Valerianus quoque non dissimili furore correptus impias manus in deum intentavit et multum quamvis brevi tempore iusti sanguinis fudit. At illum deus novo ac singulari poenae genere adfecit, ut esset posteris documentum adversarios dei semper dignam scelere suo recipere mercedem. Hic captus a Persis non modo imperium, quo fuerat insolenter usus, sed etiam libertatem, quam ceteris ademerat, perdidit vixitque in servitute turpissime. Nam rex Persarum Sapor, is qui eum ceperat, si quando libuerat aut vehiculum ascendere aut equum, inclinare sibi Romanum iubebat ac terga praebere et imposito pede super dorsum eius illud esse verum dicebat exprobrans ei cum risu, non quod in tabulis aut parietibus Romani pingerent. Ita ille dignissime triumphatus aliquamdiu vixit, ut diu barbaris Romanum nomen ludibrio ac derisui esset. Etiam hoc ei accessit ad poenam, quod cum filium haberet imperatorem, captivitatis suae tamen ac servitutis extremae non invenit ultorem nec omnino repetitus est.
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Prigionia di Valeriano sui manuali scolastici, con pagina e numero.