Ablativo assoluto
Quae ubi intravere portas, non quidem fuit tumultus ille nec pavor qualis captarum esse urbium solet, cum effractis portis stratisve ariete muris aut arce vi capta clamor hostilis et cursus per urbem armatorum omnia ferro flammaque miscet; sed silentium triste ac tacita maestitia ita defixit omnium animos, ut prae metu obliti quid relinquerent, quid secum ferrent deficiente consilio rogitantesque alii alios, nunc in liminibus starent, nunc errabundi domos suas ultimum illud visuri pervagarentur.
Quando queste entrarono per le porte, non ci fu affatto quel tumulto né quel terrore che suole esserci nelle città prese, quando, sfondate le porte o abbattute le mura dall'ariete, o presa con la forza la rocca, il clamore ostile e la corsa degli armati per la città sconvolge ogni cosa col ferro e col fuoco; ma un triste silenzio e una muta tristezza fissarono così gli animi di tutti, che per la paura, dimentichi di che cosa dovessero lasciare, di che cosa dovessero portare con sé, venendo meno la capacità di decidere e chiedendosi l'un l'altro, ora stavano sulle soglie, ora vagando si aggiravano per vedere per l'ultima volta le proprie case.
effractis portis … clamor vale «sfondate le porte, presa con la forza». Effractis portis, capta = una serie di ablativi assoluti che descrivono la presa tradizionale di una città.
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