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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 102
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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I Lacedemoni, poiché la guerra contro quelli di Itome si protraeva, chiamarono in aiuto altri alleati, tra cui gli Ateniesi. Essi vennero, al comando di Cimone, con un contingente non piccolo. Li chiamarono soprattutto perché sembravano capaci di espugnare le mura, mentre agli altri, protraendosi un lungo assedio, questa capacità sembrava mancare. Con la forza infatti avrebbero potuto prendere la fortezza. E da questa spedizione nacque per la prima volta un dissidio evidente tra Lacedemoni e Ateniesi. I Lacedemoni infatti, poiché la fortezza non veniva presa con la forza, temendo l'audacia e lo spirito innovatore degli Ateniesi, e ritenendoli al tempo stesso di stirpe diversa, per timore che, se fossero rimasti, persuasi da quelli di Itome tentassero qualche sovversione, li rimandarono indietro, unici fra gli alleati, senza rivelare il sospetto, ma dicendo che non avevano più bisogno di loro. Gli Ateniesi invece capirono di non essere rimandati per un motivo onorevole, ma perché era sorto qualche sospetto, e presa la cosa come un affronto, non ritenendo giusto subire questo dai Lacedemoni, appena si furono ritirati, abbandonando l'alleanza stretta con loro contro il Medo, divennero alleati degli Argivi, nemici di quelli, e insieme, verso i Tessali, si stabilì per entrambi lo stesso giuramento e la stessa alleanza.
Λακεδαιμόνιοι δέ, ὡς αὐτοῖς πρὸς τοὺς ἐν Ἰθώμῃ ἐμηκύνετο ὁ πόλεμος, ἄλλους τε ἐπεκαλέσαντο ξυμμάχους καὶ Ἀθηναίους· οἱ δ’ ἦλθον Κίμωνος στρατηγοῦντος πλήθει οὐκ ὀλίγῳ. μάλιστα δ’ αὐτοὺς ἐπεκαλέσαντο ὅτι τειχομαχεῖν ἐδόκουν δυνατοὶ εἶναι, τοῖς δὲ πολιορκίας μακρᾶς καθεστηκυίας τούτου ἐνδεᾶ ἐφαίνετο· βίᾳ γὰρ ἂν εἷλον τὸ χωρίον. καὶ διαφορὰ ἐκ ταύτης τῆς στρατείας πρῶτον Λακεδαιμονίοις καὶ Ἀθηναίοις φανερὰ ἐγένετο. οἱ γὰρ Λακεδαιμόνιοι, ἐπειδὴ τὸ χωρίον βίᾳ οὐχ ἡλίσκετο, δείσαντες τῶν Ἀθηναίων τὸ τολμηρὸν καὶ τὴν νεωτεροποιίαν, καὶ ἀλλοφύλους ἅμα ἡγησάμενοι, μή τι, ἢν παραμείνωσιν, ὑπὸ τῶν ἐν Ἰθώμῃ πεισθέντες νεωτερίσωσι, μόνους τῶν ξυμμάχων ἀπέπεμψαν, τὴν μὲν ὑποψίαν οὐ δηλοῦντες, εἰπόντες δὲ ὅτι οὐδὲν προσδέονται αὐτῶν ἔτι. οἱ δ’ Ἀθηναῖοι ἔγνωσαν οὐκ ἐπὶ τῷ βελτίονι λόγῳ ἀποπεμπόμενοι, ἀλλά τινος ὑπόπτου γενομένου, καὶ δεινὸν ποιησάμενοι καὶ οὐκ ἀξιώσαντες ὑπὸ Λακεδαιμονίων τοῦτο παθεῖν, εὐθὺς ἐπειδὴ ἀνεχώρησαν, ἀφέντες τὴν γενομένην ἐπὶ τῷ Μήδῳ ξυμμαχίαν πρὸς αὐτοὺς Ἀργείοις τοῖς ἐκείνων πολεμίοις ξύμμαχοι ἐγένοντο, καὶ πρὸς Θεσσαλοὺς ἅμα ἀμφοτέροις οἱ αὐτοὶ ὅρκοι καὶ ξυμμαχία κατέστη.
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