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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 103
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Nel decimo anno, quelli che erano a Itome, non potendo più resistere, si accordarono con i Lacedemoni a condizione di uscire dal Peloponneso sotto tregua e di non mettervi mai più piede. E se qualcuno fosse stato catturato, sarebbe stato schiavo di chi lo avesse preso. C'era anche, da tempo prima, un oracolo pitico per i Lacedemoni, di lasciare libero il supplice di Zeus Itometa. Uscirono essi stessi, con i figli e le donne, e gli Ateniesi, accogliendoli, ormai per l'odio verso i Lacedemoni, li stabilirono a Naupatto, città che avevano da poco preso ai Locresi Ozoli che la possedevano. Anche i Megaresi passarono in alleanza con gli Ateniesi, staccandosi dai Lacedemoni, perché i Corinzi li tenevano oppressi in guerra per i confini del territorio. E gli Ateniesi occuparono Megara e Pege, e costruirono per i Megaresi le lunghe mura dalla città fino a Nisea, e le presidiarono essi stessi. E fu proprio da questo che, non poco, cominciò per la prima volta a nascere nei Corinzi un odio violento verso gli Ateniesi.
Οἱ δ’ ἐν Ἰθώμῃ δεκάτῳ ἔτει, ὡς οὐκέτι ἐδύναντο ἀντέχειν, ξυνέβησαν πρὸς τοὺς Λακεδαιμονίους ἐφ’ ᾧ ἐξίασιν ἐκ Πελοποννήσου ὑπόσπονδοι καὶ μηδέποτε ἐπιβήσονται αὐτῆς· ἢν δέ τις ἁλίσκηται, τοῦ λαβόντος εἶναι δοῦλον. ἦν δέ τι καὶ χρηστήριον τοῖς Λακεδαιμονίοις Πυθικὸν πρὸ τοῦ, τὸν ἱκέτην τοῦ Διὸς τοῦ Ἰθωμήτα ἀφιέναι. ἐξῆλθον δὲ αὐτοὶ καὶ παῖδες καὶ γυναῖκες, καὶ αὐτοὺς οἱ Ἀθηναῖοι δεξάμενοι κατ’ ἔχθος ἤδη τὸ Λακεδαιμονίων ἐς Ναύπακτον κατῴκισαν, ἣν ἔτυχον ᾑρηκότες νεωστὶ Λοκρῶν τῶν Ὀζολῶν ἐχόντων. προσεχώρησαν δὲ καὶ Μεγαρῆς Ἀθηναίοις ἐς ξυμμαχίαν Λακεδαιμονίων ἀποστάντες, ὅτι αὐτοὺς Κορίνθιοι περὶ γῆς ὅρων πολέμῳ κατεῖχον· καὶ ἔσχον Ἀθηναῖοι Μέγαρα καὶ Πηγάς, καὶ τὰ μακρὰ τείχη ᾠκοδόμησαν Μεγαρεῦσι τὰ ἀπὸ τῆς πόλεως ἐς Νίσαιαν καὶ ἐφρούρουν αὐτοί. καὶ Κορινθίοις μὲν οὐχ ἥκιστα ἀπὸ τοῦδε τὸ σφοδρὸν μῖσος ἤρξατο πρῶτον ἐς Ἀθηναίους γενέσθαι.
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