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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 107
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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In quel periodo gli Ateniesi cominciarono a costruire fino al mare le lunghe mura, quella verso Falero e quella verso il Pireo. I Focesi mossero in armi contro Doride, la madrepatria dei Lacedemoni, contro Beo, Citinio ed Erineo, e presa una di queste città, i Lacedemoni, sotto la guida di Nicomede figlio di Cleombroto, che comandava per conto di Pleistoanatte figlio di Pausania, il re ancora giovane, portarono soccorso ai Dori con millecinquecento opliti propri e diecimila degli alleati, e costretti i Focesi per accordo a restituire la città si ritirarono di nuovo. Via mare, se avessero voluto attraversare il golfo di Crisa, gli Ateniesi, circumnavigando con le navi, erano pronti a impedirlo. Ma attraverso la Geranea non sembrava loro sicuro passare, poiché gli Ateniesi tenevano Megara e Pege. Infatti la Geranea era difficile da attraversare ed era sempre presidiata dagli Ateniesi, e allora seppero che essi erano intenzionati a impedirlo anche di lì. Decisero allora di fermarsi in Beozia e valutare in che modo attraversare nel modo più sicuro. In parte, poi, anche alcuni Ateniesi li spingevano di nascosto, sperando di porre fine alla democrazia e alla costruzione delle lunghe mura. Gli Ateniesi mossero contro di loro in massa, insieme a mille Argivi e agli altri alleati, ciascuno secondo il proprio contingente. In tutto furono quattordicimila. Pensando che fossero in difficoltà su dove passare, mossero contro di loro, anche per il sospetto di un colpo contro la democrazia. Vennero anche cavalieri tessali in aiuto agli Ateniesi in virtù dell'alleanza, i quali però nel corso dello scontro passarono dalla parte dei Lacedemoni.
Ἤρξαντο δὲ κατὰ τοὺς χρόνους τούτους καὶ τὰ μακρὰ τείχη Ἀθηναῖοι ἐς θάλασσαν οἰκοδομεῖν, τό τε Φαληρόνδε καὶ τὸ ἐς Πειραιᾶ. καὶ Φωκέων στρατευσάντων ἐς Δωριᾶς τὴν Λακεδαιμονίων μητρόπολιν, Βοιὸν καὶ Κυτίνιον καὶ Ἐρινεόν, καὶ ἑλόντων ἓν τῶν πολισμάτων τούτων, οἱ Λακεδαιμόνιοι Νικομήδους τοῦ Κλεομβρότου ὑπὲρ Πλειστοάνακτος τοῦ Παυσανίου βασιλέως νέου ὄντος ἔτι ἡγουμένου ἐβοήθησαν τοῖς Δωριεῦσιν ἑαυτῶν τε πεντακοσίοις καὶ χιλίοις ὁπλίταις καὶ τῶν ξυμμάχων μυρίοις, καὶ τοὺς Φωκέας ὁμολογίᾳ ἀναγκάσαντες ἀποδοῦναι τὴν πόλιν ἀπεχώρουν πάλιν. καὶ κατὰ θάλασσαν μὲν αὐτούς, διὰ τοῦ Κρισαίου κόλπου εἰ βούλοιντο περαιοῦσθαι, Ἀθηναῖοι ναυσὶ περιπλεύσαντες ἔμελλον κωλύσειν· διὰ δὲ τῆς Γερανείας οὐκ ἀσφαλὲς αὐτοῖς ἐφαίνετο Ἀθηναίων ἐχόντων Μέγαρα καὶ Πηγὰς πορεύεσθαι. δύσοδός τε γὰρ ἡ Γερανεία καὶ ἐφρουρεῖτο αἰεὶ ὑπὸ Ἀθηναίων, καὶ τότε ᾐσθάνοντο αὐτοὺς μέλλοντας καὶ ταύτῃ κωλύσειν. ἔδοξε δ’ αὐτοῖς ἐν Βοιωτοῖς περιμείνασι σκέψασθαι ὅτῳ τρόπῳ ἀσφαλέστατα διαπορεύσονται. τὸ δέ τι καὶ ἄνδρες τῶν Ἀθηναίων ἐπῆγον αὐτοὺς κρύφα, ἐλπίσαντες δῆμόν τε καταπαύσειν καὶ τὰ μακρὰ τείχη οἰκοδομούμενα. ἐβοήθησαν δὲ ἐπ’ αὐτοὺς οἱ Ἀθηναῖοι πανδημεὶ καὶ Ἀργείων χίλιοι καὶ τῶν ἄλλων ξυμμάχων ὡς ἕκαστοι· ξύμπαντες δὲ ἐγένοντο τετρακισχίλιοι καὶ μύριοι. νομίσαντες δὲ ἀπορεῖν ὅπῃ διέλθωσιν ἐπεστράτευσαν αὐτοῖς, καί τι καὶ τοῦ δήμου καταλύσεως ὑποψίᾳ. ἦλθον δὲ καὶ Θεσσαλῶν ἱππῆς τοῖς Ἀθηναίοις κατὰ τὸ ξυμμαχικόν, οἳ μετέστησαν ἐν τῷ ἔργῳ παρὰ τοὺς Λακεδαιμονίους.
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