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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 115
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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E ritirati dall'Eubea, non molto dopo stipularono una tregua trentennale con gli Spartani e i loro alleati, restituendo Nisea, Pege, Trezene e l'Acaia; questi infatti erano territori dei Peloponnesiaci che gli Ateniesi occupavano. Nel sesto anno scoppiò guerra tra Sami e Milesi a proposito di Priene, e i Milesi, avendo la peggio nella guerra, si recarono dagli Ateniesi ad accusare i Sami a gran voce. Si unirono a loro anche alcuni privati cittadini della stessa Samo, che volevano rovesciare il governo. Navigando dunque gli Ateniesi verso Samo con quaranta navi, vi stabilirono la democrazia, e presero come ostaggi dei Sami cinquanta ragazzi e altrettanti uomini, e li depositarono a Lemno, e lasciandovi un presidio se ne tornarono. Ma tra i Sami ce n'erano alcuni che non si rassegnarono, e fuggirono sul continente, e stretta alleanza con i più potenti della città e con Pissutne figlio di Istaspe, che allora governava Sardi, raccolti circa settecento mercenari passarono di notte a Samo, e dapprima insorsero contro il partito democratico e ne sottomisero la maggior parte, poi, sottratti di nascosto gli ostaggi da Lemno, staccarono i loro dagli Ateniesi, e consegnarono a Pissutne i presidi ateniesi e i magistrati che erano presso di loro, e subito si prepararono a marciare contro Mileto. E con loro si ribellarono anche i Bizantini.
ἀναχωρήσαντες δὲ ἀπ’ Εὐβοίας οὐ πολλῷ ὕστερον σπονδὰς ἐποιήσαντο πρὸς Λακεδαιμονίους καὶ τοὺς ξυμμάχους τριακοντούτεις, ἀποδόντες Νίσαιαν καὶ Πηγὰς καὶ Τροιζῆνα καὶ Ἀχαΐαν· ταῦτα γὰρ εἶχον Ἀθηναῖοι Πελοποννησίων. Ἕκτῳ δὲ ἔτει Σαμίοις καὶ Μιλησίοις πόλεμος ἐγένετο περὶ Πριήνης, καὶ οἱ Μιλήσιοι ἐλασσούμενοι τῷ πολέμῳ παρ’ Ἀθηναίους ἐλθόντες κατεβόων τῶν Σαμίων. ξυνεπελάβοντο δὲ καὶ ἐξ αὐτῆς τῆς Σάμου ἄνδρες ἰδιῶται νεωτερίσαι βουλόμενοι τὴν πολιτείαν. πλεύσαντες οὖν Ἀθηναῖοι ἐς Σάμον ναυσὶ τεσσαράκοντα δημοκρατίαν κατέστησαν, καὶ ὁμήρους ἔλαβον τῶν Σαμίων πεντήκοντα μὲν παῖδας, ἴσους δὲ ἄνδρας, καὶ κατέθεντο ἐς Λῆμνον, καὶ φρουρὰν ἐγκαταλιπόντες ἀνεχώρησαν. τῶν δὲ Σαμίων ἦσαν γάρ τινες οἳ οὐχ ὑπέμειναν, ἀλλ’ ἔφυγον ἐς τὴν ἤπειρον, ξυνθέμενοι τῶν ἐν τῇ πόλει τοῖς δυνατωτάτοις καὶ Πισσούθνῃ τῷ Ὑστάσπου ξυμμαχίαν, ὃς εἶχε Σάρδεις τότε, ἐπικούρους τε ξυλλέξαντες ἐς ἑπτακοσίους διέβησαν ὑπὸ νύκτα ἐς τὴν Σάμον, καὶ πρῶτον μὲν τῷ δήμῳ ἐπανέστησαν καὶ ἐκράτησαν τῶν πλείστων, ἔπειτα τοὺς ὁμήρους ἐκκλέψαντες ἐκ Λήμνου τοὺς αὑτῶν ἀπέστησαν, καὶ τοὺς φρουροὺς τοὺς Ἀθηναίων καὶ τοὺς ἄρχοντας οἳ ἦσαν παρὰ σφίσιν ἐξέδοσαν Πισσούθνῃ, ἐπί τε Μίλητον εὐθὺς παρεσκευάζοντο στρατεύειν. ξυναπέστησαν δ’ αὐτοῖς καὶ Βυζάντιοι.
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