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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 120
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Non potremmo più accusare i Lacedemoni, o uomini alleati, di non aver votato anch'essi la guerra e di non averci ora radunati a questo scopo. Bisogna infatti che i capi, distribuendo equamente i propri interessi, provvedano a quelli comuni, come del resto in ogni altra cosa sono onorati da tutti più degli altri. Fra noi, quanti hanno già avuto scambi con gli Ateniesi non hanno bisogno di insegnamenti per guardarsi da loro; quanti invece abitano più nell'interno e non lungo una via di passaggio devono sapere che, se non aiuteranno quelli della costa, avranno più difficoltà a trasportare i prodotti stagionali e a ricevere in cambio ciò che il mare offre alla terraferma, e non devono giudicare male ciò che ora si dice, come se non li riguardasse, ma aspettarsi che, se si abbandonano quelli della costa, il pericolo possa arrivare anche fino a loro, e deliberare ora sulla propria sorte non meno degli altri. Per questo essi non devono esitare a scegliere la guerra al posto della pace. È infatti proprio degli uomini saggi restare in pace, se non subiscono ingiustizia, ed è proprio degli uomini valorosi, se la subiscono, passare dalla pace alla guerra e, quando l'occasione lo permette, tornare dalla guerra a un accordo, senza inorgoglirsi per la fortuna in guerra né lasciarsi fare ingiustizia per il piacere di una pace tranquilla. Infatti chi esita per amore del piacere perderebbe rapidissimamente, restando inerte, proprio quella dolcezza dell'agio per cui esita, e chi si esalta per la fortuna in guerra non si rende conto di lasciarsi trascinare da un coraggio infondato. Molte cose infatti, decise male, hanno avuto successo perché si sono scontrate con avversari ancora meno accorti, e ancora più spesso ciò che sembrava ben deliberato è finito per rovesciarsi vergognosamente nel suo contrario; Nessuno infatti pianifica con la stessa sicurezza con cui poi agisce nei fatti, ma progettiamo al sicuro, mentre nell'azione veniamo meno per paura.
’Τοὺς μὲν Λακεδαιμονίους, ὦ ἄνδρες ξύμμαχοι, οὐκ ἂν ἔτι αἰτιασαίμεθα ὡς οὐ καὶ αὐτοὶ ἐψηφισμένοι τὸν πόλεμόν εἰσι καὶ ἡμᾶς ἐς τοῦτο νῦν ξυνήγαγον. χρὴ γὰρ τοὺς ἡγεμόνας τὰ ἴδια ἐξ ἴσου νέμοντας τὰ κοινὰ προσκοπεῖν, ὥσπερ καὶ ἐν ἄλλοις ἐκ πάντων προτιμῶνται. ἡμῶν δὲ ὅσοι μὲν Ἀθηναίοις ἤδη ἐνηλλάγησαν οὐχὶ διδαχῆς δέονται ὥστε φυλάξασθαι αὐτούς· τοὺς δὲ τὴν μεσόγειαν μᾶλλον καὶ μὴ ἐν πόρῳ κατῳκημένους εἰδέναι χρὴ ὅτι, τοῖς κάτω ἢν μὴ ἀμύνωσι, χαλεπωτέραν ἕξουσι τὴν κατακομιδὴν τῶν ὡραίων καὶ πάλιν ἀντίληψιν ὧν ἡ θάλασσα τῇ ἠπείρῳ δίδωσι, καὶ τῶν νῦν λεγομένων μὴ κακοὺς κριτὰς ὡς μὴ προσηκόντων εἶναι, προσδέχεσθαι δέ ποτε, εἰ τὰ κάτω πρόοιντο, κἂν μέχρι σφῶν τὸ δεινὸν προελθεῖν, καὶ περὶ αὑτῶν οὐχ ἧσσον νῦν βουλεύεσθαι. δι’ ὅπερ καὶ μὴ ὀκνεῖν δεῖ αὐτοὺς τὸν πόλεμον ἀντ’ εἰρήνης μεταλαμβάνειν. ἀνδρῶν γὰρ σωφρόνων μέν ἐστιν, εἰ μὴ ἀδικοῖντο, ἡσυχάζειν, ἀγαθῶν δὲ ἀδικουμένους ἐκ μὲν εἰρήνης πολεμεῖν, εὖ δὲ παρασχὸν ἐκ πολέμου πάλιν ξυμβῆναι, καὶ μήτε τῇ κατὰ πόλεμον εὐτυχίᾳ ἐπαίρεσθαι μήτε τῷ ἡσύχῳ τῆς εἰρήνης ἡδόμενον ἀδικεῖσθαι. ὅ τε γὰρ διὰ τὴν ἡδονὴν ὀκνῶν τάχιστ’ ἂν ἀφαιρεθείη τῆς ῥᾳστώνης τὸ τερπνὸν δι’ ὅπερ ὀκνεῖ, εἰ ἡσυχάζοι, ὅ τε ἐν πολέμῳ εὐτυχίᾳ πλεονάζων οὐκ ἐντεθύμηται θράσει ἀπίστῳ ἐπαιρόμενος. πολλὰ γὰρ κακῶς γνωσθέντα ἀβουλοτέρων τῶν ἐναντίων τυχόντα κατωρθώθη, καὶ ἔτι πλείω καλῶς δοκοῦντα βουλευθῆναι ἐς τοὐναντίον αἰσχρῶς περιέστη· ἐνθυμεῖται γὰρ οὐδεὶς ὁμοῖα τῇ πίστει καὶ ἔργῳ ἐπεξέρχεται, ἀλλὰ μετ’ ἀσφαλείας μὲν δοξάζομεν, μετὰ δέους δὲ ἐν τῷ ἔργῳ ἐλλείπομεν.
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