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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 121
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Noi, che pure subiamo un torto, solleviamo ora la guerra, e abbiamo accuse sufficienti; e quando ci saremo vendicati sugli Ateniesi, la deporremo a tempo debito. Per molte ragioni è probabile che noi prevaliamo: prima di tutto perché siamo superiori per numero ed esperienza militare, poi perché tutti allo stesso modo obbediamo agli ordini; e la flotta, nella quale essi sono forti, la allestiremo con i beni che ciascuno possiede e con il denaro che è a Delfi e a Olimpia. Infatti, contraendo un prestito, siamo in grado di sottrarre con una paga maggiore i loro marinai stranieri. La potenza degli Ateniesi, infatti, è comprata più che propria; la nostra invece ne soffrirebbe meno, forte più negli uomini che nel denaro. Con una sola vittoria navale, verosimilmente, sono sconfitti; e se resistessero, anche noi ci eserciteremo più a lungo nelle cose navali, e quando avremo portato la nostra perizia al loro livello, allora certo li supereremo nel coraggio. Ciò che noi possediamo di buono per natura, a loro non potrebbe venire con l'insegnamento; ciò in cui essi ci superano per competenza, per noi è superabile con l'esercizio. E per avere denaro per queste cose, lo forniremo. Sarebbe assurdo se gli alleati di quelli, pur pagando per la propria schiavitù, non si stancassero, mentre noi non spendessimo per punire i nemici e insieme salvarci, e per non subire mali da parte loro, spogliati di questi beni.
’Ἡμεῖς δὲ νῦν καὶ ἀδικούμενοι τὸν πόλεμον ἐγείρομεν καὶ ἱκανὰ ἔχοντες ἐγκλήματα, καὶ ὅταν ἀμυνώμεθα Ἀθηναίους, καταθησόμεθα αὐτὸν ἐν καιρῷ. κατὰ πολλὰ δὲ ἡμᾶς εἰκὸς ἐπικρατῆσαι, πρῶτον μὲν πλήθει προύχοντας καὶ ἐμπειρίᾳ πολεμικῇ, ἔπειτα ὁμοίως πάντας ἐς τὰ παραγγελλόμενα ἰόντας, ναυτικόν τε, ᾧ ἰσχύουσιν, ἀπὸ τῆς ὑπαρχούσης τε ἑκάστοις οὐσίας ἐξαρτυσόμεθα καὶ ἀπὸ τῶν ἐν Δελφοῖς καὶ Ὀλυμπίᾳ χρημάτων· δάνεισμα γὰρ ποιησάμενοι ὑπολαβεῖν οἷοί τ’ ἐσμὲν μισθῷ μείζονι τοὺς ξένους αὐτῶν ναυβάτας. ὠνητὴ γὰρ ἡ Ἀθηναίων δύναμις μᾶλλον ἢ οἰκεία· ἡ δὲ ἡμετέρα ἧσσον ἂν τοῦτο πάθοι, τοῖς σώμασι τὸ πλέον ἰσχύουσα ἢ τοῖς χρήμασιν. μιᾷ τε νίκῃ ναυμαχίας κατὰ τὸ εἰκὸς ἁλίσκονται· εἰ δ’ ἀντίσχοιεν, μελετήσομεν καὶ ἡμεῖς ἐν πλέονι χρόνῳ τὰ ναυτικά, καὶ ὅταν τὴν ἐπιστήμην ἐς τὸ ἴσον καταστήσωμεν, τῇ γε εὐψυχίᾳ δήπου περιεσόμεθα. ὃ γὰρ ἡμεῖς ἔχομεν φύσει ἀγαθόν, ἐκείνοις οὐκ ἂν γένοιτο διδαχῇ· ὃ δ’ ἐκεῖνοι ἐπιστήμῃ προύχουσι, καθαιρετὸν ἡμῖν ἐστὶ μελέτῃ. χρήματα δὲ ὥστε ἔχειν ἐς αὐτά, οἴσομεν· ἢ δεινὸν ἂν εἴη εἰ οἱ μὲν ἐκείνων ξύμμαχοι ἐπὶ δουλείᾳ τῇ αὑτῶν φέροντες οὐκ ἀπεροῦσιν, ἡμεῖς δ’ ἐπὶ τῷ τιμωρούμενοι τοὺς ἐχθροὺς καὶ αὐτοὶ ἅμα σῴζεσθαι οὐκ ἄρα δαπανήσομεν καὶ ἐπὶ τῷ μὴ ὑπ’ ἐκείνων αὐτὰ ἀφαιρεθέντες αὐτοῖς τούτοις κακῶς πάσχειν.
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