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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 134
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Dopo aver ascoltato con precisione, allora gli efori se ne andarono, ma sapendolo ormai con certezza organizzarono il suo arresto in città. Si racconta che lui, mentre stava per essere arrestato per strada, appena vide avvicinarsi il volto di uno degli efori capì per quale motivo veniva, e, poiché un altro gli fece un cenno segreto e per benevolenza gli fece capire di correre verso il tempio di Atena Calcieco e rifugiarvisi per primo, Il recinto sacro era vicino. Entrato in una piccola stanza che apparteneva al santuario, per non soffrire allo scoperto, se ne stava tranquillo. Gli efori sul momento arrivarono in ritardo nell'inseguimento, ma dopo tolsero il tetto della stanza e, aspettato che fosse dentro, ne murarono le porte rinchiudendolo all'interno, e, accampandosi lì, lo costrinsero alla resa con la fame. E, mentre egli stava per morire proprio così com'era nella stanza, accortisene lo portarono fuori dal santuario ancora vivo, e portato fuori morì all'istante. Furono sul punto di gettarlo nel Ceada, dove gettavano i malfattori, ma poi decisero di seppellirlo lì vicino. Il dio di Delfi in seguito ordinò per oracolo agli Spartani di trasferire la tomba là dove era morto (e ora giace nel recinto d'ingresso, come indicano delle stele con iscrizione) e, poiché ciò che avevano fatto era una contaminazione per loro, di offrire due corpi al posto di uno alla dea Calcieco. Ed essi fecero fare due statue di bronzo e le dedicarono in cambio di Pausania.
ἀκούσαντες δὲ ἀκριβῶς τότε μὲν ἀπῆλθον οἱ ἔφοροι, βεβαίως δὲ ἤδη εἰδότες ἐν τῇ πόλει τὴν ξύλληψιν ἐποιοῦντο. λέγεται δ’ αὐτὸν μέλλοντα ξυλληφθήσεσθαι ἐν τῇ ὁδῷ, ἑνὸς μὲν τῶν ἐφόρων τὸ πρόσωπον προσιόντος ὡς εἶδε, γνῶναι ἐφ’ ᾧ ἐχώρει, ἄλλου δὲ νεύματι ἀφανεῖ χρησαμένου καὶ δηλώσαντος εὐνοίᾳ πρὸς τὸ ἱερὸν τῆς Χαλκιοίκου χωρῆσαι δρόμῳ καὶ προκαταφυγεῖν· ἦν δ’ ἐγγὺς τὸ τέμενος. καὶ ἐς οἴκημα οὐ μέγα ὃ ἦν τοῦ ἱεροῦ ἐσελθών, ἵνα μὴ ὑπαίθριος ταλαιπωροίη, ἡσύχαζεν. οἱ δὲ τὸ παραυτίκα μὲν ὑστέρησαν τῇ διώξει, μετὰ δὲ τοῦτο τοῦ τε οἰκήματος τὸν ὄροφον ἀφεῖλον καὶ τὰς θύρας ἔνδον ὄντα τηρήσαντες αὐτὸν καὶ ἀπολαβόντες ἔσω ἀπῳκοδόμησαν, προσκαθεζόμενοί τε ἐξεπολιόρκησαν λιμῷ. καὶ μέλλοντος αὐτοῦ ἀποψύχειν ὥσπερ εἶχεν ἐν τῷ οἰκήματι, αἰσθόμενοι ἐξάγουσιν ἐκ τοῦ ἱεροῦ ἔτι ἔμπνουν ὄντα, καὶ ἐξαχθεὶς ἀπέθανε παραχρῆμα. καὶ αὐτὸν ἐμέλλησαν μὲν ἐς τὸν Καιάδαν [οὗπερ τοὺς κακούργους] ἐσβάλλειν· ἔπειτα ἔδοξε πλησίον που κατορύξαι. ὁ δὲ θεὸς ὁ ἐν Δελφοῖς τόν τε τάφον ὕστερον ἔχρησε τοῖς Λακεδαιμονίοις μετενεγκεῖν οὗπερ ἀπέθανε (καὶ νῦν κεῖται ἐν τῷ προτεμενίσματι, ὃ γραφῇ στῆλαι δηλοῦσι) καὶ ὡς ἄγος αὐτοῖς ὂν τὸ πεπραγμένον δύο σώματα ἀνθ’ ἑνὸς τῇ Χαλκιοίκῳ ἀποδοῦναι. οἱ δὲ ποιησάμενοι χαλκοῦς ἀνδριάντας δύο ὡς ἀντὶ Παυσανίου ἀνέθεσαν.
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