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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 3
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Anche questo mi mostra non poco la debolezza degli antichi. Prima infatti della guerra di Troia non risulta che la Grecia abbia compiuto nulla in comune. Mi pare che essa non avesse ancora questo nome per intero, ma che prima di Elleno figlio di Deucalione questa denominazione non esistesse affatto, e che le varie stirpi, soprattutto quella pelasgica, si dessero un nome derivato da se stesse; ma quando Elleno e i suoi figli divennero potenti nella Ftiotide, e venivano chiamati in aiuto nelle altre città, allora, di città in città, per la frequentazione si cominciò piuttosto a chiamarli Elleni, ma non per molto tempo poté prevalere presso tutti. Lo dimostra soprattutto Omero. Infatti, pur essendo vissuto molto tempo dopo, e ancora dopo la guerra di Troia, non chiamò mai tutti col nome comune, né altri se non quelli con Achille venuti dalla Ftiotide, che furono i primi Elleni, ma li chiama Danai nei suoi versi, e Argivi e Achei. E neppure usò mai la parola barbari, perché, come mi pare, i Greci non si erano ancora distinti in un unico nome contrapposto ad essi. Dunque i Greci, città per città, quanti si capivano tra loro, e tutti insieme dopo essere stati così chiamati, prima della guerra di Troia non compirono nulla in comune, per debolezza e per la mancanza di rapporti reciproci. Anzi, anche a questa spedizione parteciparono insieme, usando ormai di più il mare.
Δηλοῖ δέ μοι καὶ τόδε τῶν παλαιῶν ἀσθένειαν οὐχ ἥκιστα· πρὸ γὰρ τῶν Τρωικῶν οὐδὲν φαίνεται πρότερον κοινῇ ἐργασαμένη ἡ Ἑλλάς· δοκεῖ δέ μοι, οὐδὲ τοὔνομα τοῦτο ξύμπασά πω εἶχεν, ἀλλὰ τὰ μὲν πρὸ Ἕλληνος τοῦ Δευκαλίωνος καὶ πάνυ οὐδὲ εἶναι ἡ ἐπίκλησις αὕτη, κατὰ ἔθνη δὲ ἄλλα τε καὶ τὸ Πελασγικὸν ἐπὶ πλεῖστον ἀφ’ ἑαυτῶν τὴν ἐπωνυμίαν παρέχεσθαι, Ἕλληνος δὲ καὶ τῶν παίδων αὐτοῦ ἐν τῇ Φθιώτιδι ἰσχυσάντων, καὶ ἐπαγομένων αὐτοὺς ἐπ’ ὠφελίᾳ ἐς τὰς ἄλλας πόλεις, καθ’ ἑκάστους μὲν ἤδη τῇ ὁμιλίᾳ μᾶλλον καλεῖσθαι Ἕλληνας, οὐ μέντοι πολλοῦ γε χρόνου [ἐδύνατο] καὶ ἅπασιν ἐκνικῆσαι. τεκμηριοῖ δὲ μάλιστα Ὅμηρος· πολλῷ γὰρ ὕστερον ἔτι καὶ τῶν Τρωικῶν γενόμενος οὐδαμοῦ τοὺς ξύμπαντας ὠνόμασεν, οὐδ’ ἄλλους ἢ τοὺς μετ’ Ἀχιλλέως ἐκ τῆς Φθιώτιδος, οἵπερ καὶ πρῶτοι Ἕλληνες ἦσαν, Δαναοὺς δὲ ἐν τοῖς ἔπεσι καὶ Ἀργείους καὶ Ἀχαιοὺς ἀνακαλεῖ. οὐ μὴν οὐδὲ βαρβάρους εἴρηκε διὰ τὸ μηδὲ Ἕλληνάς πω, ὡς ἐμοὶ δοκεῖ, ἀντίπαλον ἐς ἓν ὄνομα ἀποκεκρίσθαι. οἱ δ’ οὖν ὡς ἕκαστοι Ἕλληνες κατὰ πόλεις τε ὅσοι ἀλλήλων ξυνίεσαν καὶ ξύμπαντες ὕστερον κληθέντες οὐδὲν πρὸ τῶν Τρωικῶν δι’ ἀσθένειαν καὶ ἀμειξίαν ἀλλήλων ἁθρόοι ἔπραξαν. ἀλλὰ καὶ ταύτην τὴν στρατείαν θαλάσσῃ ἤδη πλείω χρώμενοι ξυνεξῆλθον.
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