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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 93
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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In questo modo gli Ateniesi fortificarono la città in poco tempo. E la costruzione è evidente ancora oggi, che avvenne in fretta. Infatti le fondamenta poggiano su pietre di ogni tipo, in certi punti non lavorate insieme, ma come ciascuno le portava di volta in volta, e vi furono incastrate molte stele di tombe e pietre lavorate. Infatti il perimetro della città fu esteso più ampio in ogni direzione, e per questo, smuovendo ogni cosa senza distinzione, si affrettavano. Temistocle persuase anche a costruire il resto del Pireo (i lavori vi erano cominciati in precedenza, durante l'anno del suo arcontato annuale ad Atene), ritenendo che il luogo fosse bello, avendo tre porti naturali, e che essendo essi già diventati un popolo di marinai, ciò contribuisse molto ad acquisire potenza (fu infatti il primo a osare dire che bisognava tenersi saldi al mare), e cominciò subito a preparare quell'inizio. E secondo il suo progetto costruirono lo spessore della cinta muraria, che ancora oggi si vede intorno al Pireo. Due carri infatti, procedendo l'uno contro l'altro, portavano le pietre. All'interno non c'era né ghiaia né argilla, ma grandi pietre squadrate a taglio, murate insieme e legate tra loro all'esterno con ferro e piombo. L'altezza fu completata all'incirca per la metà di quanto progettava. Voleva infatti che grandezza e spessore tenessero lontani i complotti dei nemici, e riteneva che a fare la guardia bastassero pochi uomini, anche i meno utili, mentre gli altri sarebbero saliti sulle navi. Alle navi infatti dava massima importanza, avendo capito, a mio avviso, che per l'esercito del re l'attacco via mare era più agevole di quello via terra. E riteneva il Pireo più utile della città alta, e spesso esortava gli Ateniesi, se mai un giorno fossero sopraffatti per terra, a scendere lì e resistere a tutti con le navi. Gli Ateniesi dunque si fortificarono così, e prepararono il resto subito dopo la ritirata dei Medi.
Τούτῳ τῷ τρόπῳ οἱ Ἀθηναῖοι τὴν πόλιν ἐτείχισαν ἐν ὀλίγῳ χρόνῳ. καὶ δήλη ἡ οἰκοδομία ἔτι καὶ νῦν ἐστὶν ὅτι κατὰ σπουδὴν ἐγένετο· οἱ γὰρ θεμέλιοι παντοίων λίθων ὑπόκεινται καὶ οὐ ξυνειργασμένων ἔστιν ᾗ, ἀλλ’ ὡς ἕκαστόν ποτε προσέφερον, πολλαί τε στῆλαι ἀπὸ σημάτων καὶ λίθοι εἰργασμένοι ἐγκατελέγησαν. μείζων γὰρ ὁ περίβολος πανταχῇ ἐξήχθη τῆς πόλεως, καὶ διὰ τοῦτο πάντα ὁμοίως κινοῦντες ἠπείγοντο. ἔπεισε δὲ καὶ τοῦ Πειραιῶς τὰ λοιπὰ ὁ Θεμιστοκλῆς οἰκοδομεῖν (ὑπῆρκτο δ’ αὐτοῦ πρότερον ἐπὶ τῆς ἐκείνου ἀρχῆς ἧς κατ’ ἐνιαυτὸν Ἀθηναίοις ἦρξε) νομίζων τό τε χωρίον καλὸν εἶναι, λιμένας ἔχον τρεῖς αὐτοφυεῖς, καὶ αὐτοὺς ναυτικοὺς γεγενημένους μέγα προφέρειν ἐς τὸ κτήσασθαι δύναμιν (τῆς γὰρ δὴ θαλάσσης πρῶτος ἐτόλμησεν εἰπεῖν ὡς ἀνθεκτέα ἐστί), καὶ τὴν ἀρχὴν εὐθὺς ξυγκατεσκεύαζεν. καὶ ᾠκοδόμησαν τῇ ἐκείνου γνώμῃ τὸ πάχος τοῦ τείχους ὅπερ νῦν ἔτι δῆλόν ἐστι περὶ τὸν Πειραιᾶ· δύο γὰρ ἅμαξαι ἐναντίαι ἀλλήλαις τοὺς λίθους ἐπῆγον. ἐντὸς δὲ οὔτε χάλιξ οὔτε πηλὸς ἦν, ἀλλὰ ξυνῳκοδομημένοι μεγάλοι λίθοι καὶ ἐντομῇ ἐγγώνιοι, σιδήρῳ πρὸς ἀλλήλους τὰ ἔξωθεν καὶ μολύβδῳ δεδεμένοι. τὸ δὲ ὕψος ἥμισυ μάλιστα ἐτελέσθη οὗ διενοεῖτο. ἐβούλετο γὰρ τῷ μεγέθει καὶ τῷ πάχει ἀφιστάναι τὰς τῶν πολεμίων ἐπιβουλάς, ἀνθρώπων τε ἐνόμιζεν ὀλίγων καὶ τῶν ἀχρειοτάτων ἀρκέσειν τὴν φυλακήν, τοὺς δ’ ἄλλους ἐς τὰς ναῦς ἐσβήσεσθαι. ταῖς γὰρ ναυσὶ μάλιστα προσέκειτο, ἰδών, ὡς ἐμοὶ δοκεῖ, τῆς βασιλέως στρατιᾶς τὴν κατὰ θάλασσαν ἔφοδον εὐπορωτέραν τῆς κατὰ γῆν οὖσαν· τόν τε Πειραιᾶ ὠφελιμώτερον ἐνόμιζε τῆς ἄνω πόλεως, καὶ πολλάκις τοῖς Ἀθηναίοις παρῄνει, ἢν ἄρα ποτὲ κατὰ γῆν βιασθῶσι, καταβάντας ἐς αὐτὸν ταῖς ναυσὶ πρὸς ἅπαντας ἀνθίστασθαι. Ἀθηναῖοι μὲν οὖν οὕτως ἐτειχίσθησαν καὶ τἆλλα κατεσκευάζοντο εὐθὺς μετὰ τὴν Μήδων ἀναχώρησιν.
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