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latino · Ammiano Marcellino
Ammiano Marcellino · Rerum gestarum libri
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Tuttavia il principe, splendente tra i primissimi pericoli della battaglia, saltò fuori da una parte la nostra armatura più leggera, e tagliava le schiere e i dorsi dei Persiani e degli elefanti nemici. Come egli, dimentico di stare in guardia, li vedesse disperdere spaventati, mostrava apertamente, levando alto le mani gridando, e eccitava l'ira dei seguaci, gettandosi ardentemente nella battaglia, i candidati da ogni parte gridavano, quelli che il terrore aveva disperso, affinché evitasse la massa dei fuggitivi come rovina di un tetto male costruito, e - da donde non si sa - improvvisamente una lancia montata a cavallo, sfiorando la pelle del suo braccio, penetrò le costole e si fermò nella fibra più profonda del fegato. Mentre cercava di strapparla con la mano destra, sentì i nervi delle dita tagliati da ferro acuto da entrambi i lati, e crollato dal cavallo fu portato al campo dal rapido concorso di quanti erano presenti, e veniva curato dai servizi medici. Poco dopo, quando il dolore si placò un poco, smise di temere la morte, e combattendo contro il suo fine con grande forza d'animo chiedeva le armi e il cavallo, affinché, ricominciando il combattimento, riparasse la fiducia dei suoi e sembrasse sicuro di sé, tormentato invece violentemente dalla sollecitudine per la salvezza altrui: con quel vigore, sebbene in circostanza diversa, con cui l'inclito duce Epaminonda, mortalmente ferito presso Mantinea e portato via dalla battaglia, ricercava ansiosamente lo scudo. Quando l'ebbe visto da vicino, morì più lieto per la forza della ferita, e colui che perdeva la vita intrepido, ebbe paura della perdita dello scudo.
Verum principe volitante inter prima discrimina proeliorum exilivit nostra succinetior armatura, aversorumque Persarum et beluarum suffragines concidebat et dorsa. Quos cum Iulianus cavendi inmemor diffluxisse trepidos, elatis vociferando manibus aperte demonstrans, irasque sequentium excitans, audenter effunderet semet in pugnam, clamabant hinc inde candidati, quos disiecerat terror, ut fugientium molem tamquam ruinam male conpositi culminis declinaret, et -- incertum unde -- subita equestris hasta, cute brachii eius praestricta, costis perfossis haesit in ima iecoris fibra. Quam dum avellere dextra manu conatur, acuto utrimque ferro digitorum nervos sensit excisos, et provolutus iumento praesentium veloci concursu relatus in castra, medicinae ministeriis fovebatur. Moxque ubi lenito paulisper dolore timere desiit, magno spiritu contra exitium certans arma poscebat et equum, ut reviso proelio suorum fiduciam repararet ac videretur sui securus alienae salutis sollicitudine vehementer adstringi: eo vigore licet in negotio dispari, quo Epaminondas ille dux inclitus letaliter apud Mantiniam saucius et revectus ex acie conquirebat sollicite scutum. Quod cum vidisset propius, laetior vi vulneris interiit, et qui animam intrepidus amittebat, iacturam clipei formidavit.
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Giuliano l’Apostata viene ferito in battaglia sui manuali scolastici, con pagina e numero.