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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro II, capitolo 35
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Compiute queste imprese e pacificata tutta la Gallia, la fama di questa guerra si diffuse tanto presso i barbari, che dalle popolazioni che abitavano oltre il Reno furono inviate ambascerie a Cesare, le quali promettevano che avrebbero dato ostaggi e fatto quanto veniva ordinato. Cesare ordinò a queste ambascerie, poiché si affrettava verso l'Italia e l'Illirico, di tornare da lui all'inizio della prossima estate. Egli stesso, condotte le legioni negli accampamenti invernali presso i Carnuti, gli Andi, i Turoni e le popolazioni vicine ai luoghi dove aveva condotto la guerra, partì per l'Italia. E per queste imprese, sulla base della lettera di Cesare, fu decretato un ringraziamento pubblico di quindici giorni, cosa che prima di allora non era accaduta a nessuno.
His rebus gestis omni Gallia pacata, tanta huius belli ad barbaros opinio perlata est uti ab iis nationibus quae trans Rhenum incolerent legationes ad Caesarem mitterentur, quae se obsides daturas, imperata facturas pollicerentur. Quas legationes Caesar, quod in Italiam Illyricumque properabat, inita proxima aestate ad se reverti iussit. Ipse in Carnutes, Andes, Turonos quaeque civitates propinquae iis locis erant ubi bellum gesserat, legionibus in hiberna deductis, in Italiam profectus est. Ob easque res ex litteris Caesaris dierum XV supplicatio decreta est, quod ante id tempus accidit nulli.
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