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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro IV, capitolo 1
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Nell'inverno seguente, che fu l'anno in cui furono consoli Gneo Pompeo e Marco Crasso, gli Usipeti e i Tencteri, popolazioni germaniche, attraversarono il fiume Reno con una grande moltitudine di uomini, non lontano dal mare in cui il Reno sfocia. La causa del passaggio fu che, tormentati in guerra dai Svevi per parecchi anni, ne erano oppressi e non potevano coltivare i campi. Il popolo degli Svevi è di gran lunga il più grande e il più bellicoso fra tutti i Germani. Si dice che essi abbiano cento cantoni, dai quali ogni anno traggono dal proprio territorio mille armati ciascuno per fare la guerra. I rimanenti, che sono restati in patria, sostentano se stessi e loro; questi a loro volta l'anno successivo sono sotto le armi, quelli restano in patria. Così non si interrompono né la coltivazione dei campi né la disciplina e la pratica della guerra. Ma presso di loro non esiste nulla di terreno privato e separato, né è permesso restare più di un anno nello stesso luogo per coltivarlo. Non vivono molto di grano, ma per la maggior parte di latte e di carne, e passano molto tempo nella caccia; Questo, per il tipo di cibo, per l'esercizio quotidiano e per la libertà di vita, poiché fin da bambini, non abituati a nessun obbligo o disciplina, non fanno mai nulla contro la propria volontà, alimenta le forze e rende gli uomini di una corporatura immensa. E si sono abituati a tal punto che, nei luoghi più freddi, non indossano altro vestito se non pelli, per la cui esiguità gran parte del corpo resta scoperta, e si lavano nei fiumi.
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