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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro IV, capitolo 34
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Mentre i nostri erano turbati da queste cose (dalla novità del combattimento), Cesare portò aiuto nel momento più opportuno: infatti al suo arrivo i nemici si fermarono, e i nostri si ripresero dalla paura. Fatto ciò, ritenendo che non fosse il momento adatto per provocare il nemico e attaccare battaglia, si mantenne nella propria posizione e, dopo un breve intervallo di tempo, ricondusse le legioni nell'accampamento. Mentre questo accadeva, essendo tutti i nostri occupati, i rimanenti che erano nei campi se ne andarono. Seguirono per parecchi giorni consecutivi delle tempeste, che trattenevano i nostri nell'accampamento e impedivano al nemico di combattere. Nel frattempo i barbari mandarono messaggeri in ogni direzione, resero noto ai loro la scarsità dei nostri soldati, e mostrarono quanta possibilità di fare bottino e di liberarsi per sempre si sarebbe offerta, se avessero scacciato i Romani dall'accampamento. Per questi motivi, radunata rapidamente una grande moltitudine di fanteria e cavalleria, vennero verso l'accampamento.
Quibus rebus perturbatis nostris [novitate pugnae] tempore oportunissimo Caesar auxilium tulit: namque eius adventu hostes constiterunt, nostri se ex timore receperunt. Quo facto, ad lacessendum hostem et committendum proelium alienum esse tempus arbitratus suo se loco continuit et brevi tempore intermisso in castra legiones reduxit. Dum haec geruntur, nostris omnibus occupatis qui erant in agris reliqui discesserunt. Secutae sunt continuos complures dies tempestates, quae et nostros in castris continerent et hostem a pugna prohiberent. Interim barbari nuntios in omnes partes dimiserunt paucitatemque nostrorum militum suis praedicaverunt et quanta praedae faciendae atque in perpetuum sui liberandi facultas daretur, si Romanos castris expulissent, demonstraverunt. His rebus celeriter magna multitudine peditatus equitatusque coacta ad castra venerunt.
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