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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro IV, capitolo 34
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Mentre i nostri erano turbati da queste cose (dalla novità del combattimento), Cesare portò aiuto nel momento più opportuno: infatti al suo arrivo i nemici si fermarono, e i nostri si ripresero dalla paura. Fatto ciò, ritenendo che non fosse il momento adatto per provocare il nemico e attaccare battaglia, si mantenne nella propria posizione e, dopo un breve intervallo di tempo, ricondusse le legioni nell'accampamento. Mentre questo accadeva, essendo tutti i nostri occupati, i rimanenti che erano nei campi se ne andarono. Seguirono per parecchi giorni consecutivi delle tempeste, che trattenevano i nostri nell'accampamento e impedivano al nemico di combattere. Nel frattempo i barbari mandarono messaggeri in ogni direzione, resero noto ai loro la scarsità dei nostri soldati, e mostrarono quanta possibilità di fare bottino e di liberarsi per sempre si sarebbe offerta, se avessero scacciato i Romani dall'accampamento. Per questi motivi, radunata rapidamente una grande moltitudine di fanteria e cavalleria, vennero verso l'accampamento.
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