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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 45
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Quanto più di giorno in giorno l'assedio diventava più duro e più aspro, soprattutto perché, essendo gran parte dei soldati sfinita dalle ferite, la situazione era arrivata a un numero ristretto di difensori, tanto più frequenti erano le lettere e i messaggeri che venivano inviati a Cesare; una parte dei quali, intercettata sotto gli occhi dei nostri soldati, veniva uccisa fra i tormenti. C'era all'interno un Nervio di nome Vertico, nato di condizione onesta, che fin dal primo giorno dell'assedio era passato da Cicerone e gli aveva mantenuto fedeltà. Costui convince un servo, con la speranza della libertà e con grandi ricompense, a portare una lettera a Cesare. Egli la porta fuori legata a un giavellotto e, gallo tra i galli, muovendosi senza alcun sospetto, giunge da Cesare. Da lui si viene a sapere dei pericoli di Cicerone e della legione.
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