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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VI, capitolo 14
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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I druidi sono soliti astenersi dalla guerra e non pagano i tributi insieme agli altri; hanno l'esenzione dal servizio militare e l'immunità da ogni obbligo. Spinti da vantaggi così grandi, molti accorrono di propria iniziativa a questo insegnamento, e altri vi sono mandati dai genitori e dai parenti. Si dice che là imparino a memoria un gran numero di versi. Perciò alcuni rimangono nell'insegnamento per vent'anni. E ritengono che non sia lecito affidarlo alla scrittura, sebbene per quasi tutte le altre cose, nei conti pubblici e privati, usino l'alfabeto greco. Mi sembra che abbiano stabilito questo per due motivi: perché non vogliono che l'insegnamento si diffonda tra il volgo, e perché non vogliono che quelli che imparano, fidandosi della scrittura, si applichino di meno alla memoria: Ciò infatti accade quasi a tutti: che, confidando nell'aiuto della scrittura, allentino l'impegno nell'imparare a fondo e la memoria. Anzitutto vogliono persuadere che le anime non periscono, ma passano dopo la morte da un corpo all'altro, e ritengono che così, dimenticando la paura della morte, gli uomini siano spinti al massimo al valore. Discutono inoltre molto sugli astri e il loro movimento, sulla grandezza del mondo e delle terre, sulla natura delle cose, sulla forza e sul potere degli dèi immortali, e lo insegnano ai giovani.
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