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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VI, capitolo 34
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Non c'era, come abbiamo mostrato sopra, alcuna forza organizzata, né una città, né una fortezza che si difendesse con le armi, ma una moltitudine dispersa in ogni direzione. Ciascuno si era stabilito dove una valle nascosta, o un luogo boscoso, o una palude impraticabile gli offriva una qualche speranza di protezione o di salvezza. Questi luoghi erano noti agli abitanti vicini, e la situazione richiedeva grande cura non per la protezione generale dell'esercito (non poteva infatti sopraggiungere alcun pericolo per truppe tutte insieme spaventate e disperse), ma per la salvezza dei singoli soldati; cosa che tuttavia in parte riguardava anche la salvezza dell'esercito. Infatti la brama di bottino spingeva molti troppo lontano, e le selve, con sentieri incerti e nascosti, impedivano loro di avanzare compatti. Se voleva portare a termine l'impresa e sterminare la stirpe di quegli uomini scellerati, bisognava mandare più distaccamenti e disperdere i soldati; se invece voleva mantenere le compagnie unite intorno alle insegne, come esigevano il metodo stabilito e l'abitudine dell'esercito romano, il terreno stesso costituiva una protezione per i barbari, e ai singoli non mancava l'audacia di tendere agguati di nascosto e di circondare gli uomini dispersi. In tali difficoltà, si provvedeva quanto la cura poteva prevedere, in modo che si tralasciasse piuttosto qualcosa nel nuocere al nemico, anche se gli animi di tutti ardevano dal desiderio di vendetta, piuttosto che si nuocesse con qualche perdita di soldati. Cesare manda messaggeri ai popoli vicini: chiama tutti a sé con la speranza del bottino, per saccheggiare gli Eburoni, affinché piuttosto la vita dei Galli sia messa a rischio nelle selve che quella dei legionari, e insieme, affinché con una grande moltitudine riversata sul luogo, per un simile misfatto, sia cancellata la stirpe e il nome di quel popolo. Da ogni parte accorse rapidamente un gran numero di uomini.
Erat, ut supra demonstravimus, manus certa nulla, non oppidum, non praesidium, quod se armis defenderet, sed in omnes partes dispersa multitudo. Vbi cuique aut valles abdita aut locus silvestris aut palus impedita spem praesidi aut salutis aliquam offerebat, consederat. Haec loca vicinitatibus erant nota, magnamque res diligentiam requirebat non in summa exercitus tuenda (nullum enim poterat universis perterritis ac dispersis periculum accidere), sed in singulis militibus conservandis; quae tamen ex parte res ad salutem exercitus pertinebat. Nam et praedae cupiditas multos longius evocabat, et silvae incertis occultisque itineribus confertos adire prohibebant. Si negotium confici stirpemque hominum sceleratorum interfici vellet, dimittendae plures manus diducendique erant milites; si continere ad signa manipulos vellet, ut instituta ratio et consuetudo exercitus Romani postulabat, locus ipse erat praesidio barbaris, neque ex occulto insidiandi et dispersos circumveniendi singulis deerat audacia. Vt in eiusmodi difficultatibus, quantum diligentia provideri poterat providebatur, ut potius in nocendo aliquid praetermitteretur, etsi omnium animi ad ulciscendum ardebant, quam cum aliquo militum detrimento noceretur. Dimittit ad finitimas civitates nuntios Caesar: omnes ad se vocat spe praedae ad diripiendos Eburones, ut potius in silvis Gallorum vita quam legionarius miles periclitetur, simul ut magna multitudine circumfusa pro tali facinore stirps ac nomen civitatis tollatur. Magnus undique numerus celeriter convenit.
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