Caricamento…
Caricamento…
latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 50
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Tocca una parola: si accende e ne vedi la resa. Toccala di nuovo per l’analisi. Da computer usa ← → o A D per scorrere.
Mentre si combatteva molto aspramente da vicino, e i nemici confidavano nella posizione e nel numero, i nostri nel valore, improvvisamente furono avvistati gli Edui sul fianco scoperto dei nostri, che Cesare aveva mandato dalla parte destra per un'altra salita, allo scopo di tenere impegnate le forze nemiche. Costoro, per la somiglianza delle armi, spaventarono fortemente i nostri, e sebbene si notasse che avevano la spalla destra scoperta, segno che si era soliti pattuire come distintivo, tuttavia i soldati pensavano che proprio questo fosse stato fatto dai nemici per ingannarli. Nello stesso tempo Lucio Fabio, centurione, e quanti erano saliti sul muro insieme a lui, circondati e uccisi, venivano precipitati dal muro. Marco Petronio, centurione della stessa legione, avendo tentato di sfondare la porta, sopraffatto dalla folla e disperando ormai di sé, ricevute già molte ferite, disse ai compagni suoi che lo avevano seguito: "Poiché non posso salvarmi insieme a voi, provvederò almeno certamente alla vostra vita, voi che, spinto dal desiderio di gloria, ho condotto in pericolo. Voi, avuta l'occasione, pensate a voi stessi". Contemporaneamente si gettò in mezzo ai nemici e, uccisine due, allontanò un poco gli altri dalla porta. Ai suoi che tentavano di aiutarlo disse: "Invano cercate di soccorrere la mia vita, a me a cui ormai mancano il sangue e le forze. Perciò andatevene, finché ne avete la possibilità, e tornate alla legione". Così, combattendo, poco dopo cadde e fu salvezza per i suoi.
Con l’app Versia
Inquadra qualunque testo dal libro e ottieni traduzione e analisi come questa in pochi secondi, più il tutor Erodotron e il tuo vocabolario.