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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 56
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Cesare, informato di ciò, ritenne di dover affrettare i tempi, anche a costo di rischiare nel completare i ponti, per combattere prima che vi si fossero radunate forze maggiori. Non riteneva infatti che, cambiando piano, si dovesse deviare la marcia verso la Provincia, nemmeno per un timore necessario; poiché lo trattenevano la vergogna e la disonorevolezza della cosa, l'ostacolo del monte Cevenna e la difficoltà delle strade, ma soprattutto perché temeva moltissimo per Labieno, separato da lui insieme alle legioni che gli aveva inviato. Così, dopo marce forzate di giorno e di notte, contro l'aspettativa di tutti giunse alla Loira e, trovato dai cavalieri un guado adatto alla necessità del momento, tale che soltanto le braccia e le spalle potessero restare liberi dall'acqua per sostenere le armi, disposta la cavalleria per spezzare la corrente del fiume, e i nemici sbigottiti alla prima vista, fece attraversare l'esercito incolume e, trovate scorte di grano nei campi e abbondanza di bestiame, rifornito l'esercito di questi beni, decise di dirigersi verso i Senoni.
Quibus rebus cognitis Caesar maturandum sibi censuit, si esset in perficiendis pontibus periclitandum, ut prius quam essent maiores eo coactae copiae dimicaret. Nam ut commutato consilio iter in provinciam converteret, id ne metu quidem necessario faciendum existimabat; cum infamia atque indignitas rei et oppositus mons Cevenna viarumque difficultas impediebat, tum maxime quod abiuncto Labieno atque eis legionibus quas una miserat vehementer timebat. Itaque admodum magnis diurnis nocturnisque itineribus confectis contra omnium opinionem ad Ligerem venit vadoque per equites invento pro rei necessitate opportuno, ut brachia modo atque humeri ad sustinenda arma liberi ab aqua esse possent, disposito equitatu qui vim fluminis refringeret, atque hostibus primo aspectu perturbatis, incolumem exercitum traduxit frumentumque in agris et pecoris copiam nactus repleto his rebus exercitu iter in Senones facere instituit.
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