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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 56
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Cesare, informato di ciò, ritenne di dover affrettare i tempi, anche a costo di rischiare nel completare i ponti, per combattere prima che vi si fossero radunate forze maggiori. Non riteneva infatti che, cambiando piano, si dovesse deviare la marcia verso la Provincia, nemmeno per un timore necessario; poiché lo trattenevano la vergogna e la disonorevolezza della cosa, l'ostacolo del monte Cevenna e la difficoltà delle strade, ma soprattutto perché temeva moltissimo per Labieno, separato da lui insieme alle legioni che gli aveva inviato. Così, dopo marce forzate di giorno e di notte, contro l'aspettativa di tutti giunse alla Loira e, trovato dai cavalieri un guado adatto alla necessità del momento, tale che soltanto le braccia e le spalle potessero restare liberi dall'acqua per sostenere le armi, disposta la cavalleria per spezzare la corrente del fiume, e i nemici sbigottiti alla prima vista, fece attraversare l'esercito incolume e, trovate scorte di grano nei campi e abbondanza di bestiame, rifornito l'esercito di questi beni, decise di dirigersi verso i Senoni.
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