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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 63
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Conosciuta la defezione degli Edui, la guerra si intensifica. Ambascerie vengono inviate in ogni direzione: si adoperano, con tutto il credito, l'autorità e il denaro di cui dispongono, per sobillare le città; presi gli ostaggi che Cesare aveva depositato presso di loro, con il supplizio di questi terrorizzano gli esitanti. Gli Edui chiedono a Vercingetorige di venire da loro e di condividere i piani della condotta della guerra. Ottenuta la richiesta, insistono perché il comando supremo sia consegnato a loro, e, portata la questione in discussione, si convoca a Bibracte il concilio di tutta la Gallia. Là accorrono numerosi da ogni parte. La decisione è affidata ai voti della moltitudine: tutti all'unanimità approvano Vercingetorige come comandante. Da questo concilio furono assenti i Remi, i Lingoni, i Treviri: quelli, perché seguivano l'amicizia dei Romani; i Treviri, perché erano più lontani ed erano oppressi dai Germani, il che fu la ragione per cui rimasero assenti da tutta la guerra e non inviarono aiuti a nessuna delle due parti. Con grande dolore gli Edui sopportano di essere stati privati del primato, si lamentano del rovescio della fortuna e rimpiangono l'indulgenza di Cesare verso di loro, ma tuttavia, iniziata la guerra, non osano separare la propria decisione dalle altre. Controvoglia, i giovani di grandissime speranze, Eporedorige e Viridomaro, obbediscono a Vercingetorige.
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