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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 64
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Egli stesso ordina ostaggi alle rimanenti città e fissa il giorno per questo affare. Ordina che tutti i cavalieri, quindicimila di numero, si raccolgano rapidamente; Dice che si accontenterà della fanteria che ha avuto finora, e che non tenterà la sorte né combatterà in campo aperto, ma, poiché abbonda di cavalleria, è cosa facilissima impedire ai Romani i rifornimenti di grano e i foraggi, purché essi stessi distruggano con animo tranquillo i propri raccolti e brucino gli edifici, vedendo che con questa perdita del patrimonio privato conseguiranno il potere perpetuo e la libertà. Stabilite queste cose, ordina agli Edui e ai Segusiavi, che sono confinanti con la provincia, diecimila fanti; a questi aggiunge ottocento cavalieri. Pone a capo di questi il fratello di Eporedorige e ordina che sia mossa guerra agli Allobrogi. Dall'altra parte manda i Gabali e i vicini distretti degli Arverni a devastare gli Elvi, e allo stesso modo i Rutèni e i Cadurci verso i confini dei Volci Arecomici. Nondimeno sobilla gli Allobrogi con messaggeri segreti e ambascerie, sperando che i loro animi non si fossero ancora placati dopo la guerra precedente. Ai loro capi promette denaro, e alla comunità il dominio di tutta la provincia.
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