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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 1
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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Sottomessa tutta la Gallia, mentre Cesare, che dall'estate precedente non aveva interrotto nessun periodo per far guerra e voleva far riposare i soldati dalle fatiche così grandi con la quiete degli accampamenti invernali, si annunciava che più città nello stesso tempo rinnovavano propositi di guerra e ordivano congiure. Di questo fatto si adduceva una causa verosimile: che tutti i Galli sapevano bene che nessuna moltitudine, per quanto radunata in un solo luogo, poteva resistere ai Romani, e che, se più città avessero portato guerre diverse nello stesso tempo, l'esercito del popolo romano non avrebbe avuto truppe, spazio o risorse sufficienti per inseguire ogni cosa; Del resto, nessuna città doveva rifiutare la sorte di questo svantaggio, se con un tale indugio le altre potessero rivendicare la propria libertà.
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