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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 46
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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Saputo ciò, Cesare, vedendo che in ogni parte della Gallia le cose procedevano bene e giudicando che nelle estati precedenti la Gallia fosse stata vinta e sottomessa, mentre lui stesso non era mai stato in Aquitania, che aveva sottomesso solo in parte tramite Publio Crasso, partì con due legioni verso quella regione della Gallia, per trascorrervi l'ultima parte dell'estate. Portò a termine anche questa impresa, come le altre, rapidamente e felicemente. Infatti tutte le città dell'Aquitania inviarono ambasciatori a Cesare e gli diedero ostaggi. Compiute queste imprese, egli stesso partì per Narbona con una scorta di cavalieri, mentre fece condurre l'esercito negli accampamenti invernali per mezzo dei legati: collocò quattro legioni nel Belgio con i legati Marco Antonio, Gaio Trebonio e Publio Vatinio, condusse due legioni presso gli Edui, di cui sapeva che avevano la massima autorità in tutta la Gallia, ne pose due presso i Turoni, ai confini dei Carnuti, perché tenessero unita all'Oceano tutta quella regione, e le restanti due nel territorio dei Lemovici non lontano dagli Arverni, affinché nessuna parte della Gallia restasse priva di presidio militare. Egli stesso, fermatosi pochi giorni nella provincia, dopo aver percorso rapidamente tutte le assemblee giudiziarie, esaminato le controversie pubbliche e distribuito ricompense ai benemeriti (aveva infatti ampia possibilità di sapere quale fosse stato l'animo di ciascuno durante la defezione di tutta la Gallia, che quella provincia aveva sostenuto con la sua fedeltà e i suoi aiuti), sistemate queste cose, tornò dalle legioni nel Belgio e svernò a Nemetocenna.
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