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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 55
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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Giunto là, egli apprende per mezzo del console Caio Marcello che due legioni, rimandate indietro da lui, le quali secondo il decreto del senato avrebbero dovuto essere condotte alla guerra partica, erano state consegnate a Gneo Pompeo e trattenute in Italia. Fatto questo, sebbene a nessuno fosse dubbio che cosa si tramasse contro Cesare, tuttavia Cesare decise che bisognava sopportare tutto, finché gli restasse una qualche speranza di dirimere la questione col diritto piuttosto che con la guerra. Chiese per lettera al senato che anche Pompeo rinunciasse al comando, e promise che avrebbe fatto lo stesso; se no, promise che non sarebbe mancato né a sé né alla patria.
Quo cum venisset, cognoscit per C. Marcellum consulem legiones duas ab se remissas, quae ex senatus consulto deberent ad Parthicum bellum duci, Cn. Pompeio traditas atque in Italia retentas esse. Hoc facto quamquam nulli erat dubium, quidnam contra Caesarem pararetur, tamen Caesar omnia patienda esse statuit, quoad sibi spes aliqua relinqueretur iure potius disceptandi quam belli gerendi. Contendit ⟨per litteras ab senatu, ut etiam Pompeius se imperio abdicaret, seque idem facturum promisit; sin minus, se neque sibi neque patriae defuturum⟩.
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