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latino · Sallustio
Sallustio · Bellum catilinae
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
In questa seconda parte della Bellum catilinae di Sallustio, si legge la vera lettera che Catilina scrisse a Q. Catulo, dove giustifica la sua ribellione con le ingiustizie subite e chiede protezione per Orestilla. Emerge la sua versione personalissima dei fatti e il cinismo della richiesta finale.
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L. Catilina a Q. Catulo. La tua straordinaria lealtà, una volta conosciuto il fatto, mi ha dato fiducia per raccomandarmi in questo mio grave pericolo. Per questo motivo non ho deciso di preparare una difesa secondo un nuovo piano; ho stabilito di non proporre una giustificazione dalla coscienza di colpa, una che potrai conoscere vera, per gli dei. Spinto dall'ingiuria e dai torti, perché privato del frutto del mio lavoro e della mia industria non ottenevo lo status di dignità, ho assunto per abitudine mia la causa pubblica dei miseri, non perché non potessi pagare i debiti a mio nome dalle mie proprietà - e la generosità di Orestilla per conto altrui avrebbe potuto pagarli con i beni suoi e della figlia - ma perché vedevo onorati con cariche uomini non degni e sentivo di essere alienato da falso sospetto. Per questo motivo, nella mia sorte, ho cercato di mantenere una speranza onesta di conservare la restante dignità. Mentre volevo scrivere ancora di più, mi è stato annunciato che mi si prepara la forza. Ora raccomando Orestilla a te e la affido alla tua lealtà; proteggila dall'ingiuria ti prego per i tuoi figli! Sta' bene!
L. Catilina Q. Catulo. Egregia tua fides re cognita, grata mihi magnis in meis periculis, fiduciam commendationi meae tribuit. Quam ob rem defensionem in novo consilio non statui parare; satisfactionem ex nulla conscientia de culpa proponere decrevi, quam, me dius fidius, veram licet cognoscas. Iniuriis contumeliisque concitatus, quod fructu laboris industriaeque meae privatus statum dignitatis non obtinebam, publicam miserorum causam pro mea consuetudine suscepi, non quin aes alienum meis nominibus ex possessionibus solvere non possem - et alienis nominibus liberalitas Orestillae suis filiaeque copiis persolveret - sed quod non dignos homines honore honestatos videbam meque falsa suspicione alienatum esse sentiebam. Hoc nomine satis honestas pro meo casu spes reliquae dignitatis conservandae sum secutus. Plura cum scribere vellem, nuntiatum est vim mihi parari. Nunc Orestillam commendo tuaeque fidei trado; eam ab iniuria defendas per liberos tuos rogatus! Haveto!"
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I 105 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
L. È l'inizio della versione di Sallustio, Bellum catilinae.
Nella lettera in Sallustio, Catilina sostiene di essersi unito alla causa dei miseri perché, nonostante disponesse di denaro, vedeva uomini indegni onorati con cariche mentre lui era vittima di falsi sospetti e privato della dignità che meritava.
Altri passi di Sallustio già tradotti e analizzati.