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latino · Sallustio
Sallustio · Bellum catilinae
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Sallustio prosegue il racconto della congiura narrando come Catilina, tramite l'intermediario Umbreno, tenta di arruolare i Galli Allobrogi. Umbreno rivela il piano nella casa di Decimo Bruto, nominando i cospiratori e promettendo ricchezze in caso di vittoria.
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Incarica perciò Publio Umbreno di trovare i legati degli Allobrogi e, se potesse, spingerli a unirsi alla guerra, ritenendo che, oppressi come erano da debiti pubblici e privati, e considerato che la stirpe gallica è guerriera per natura, potesse facilmente condurli a tale piano. Umbreno, poiché aveva commerciato in Gallia, era noto ai più importanti capi delle città e li conosceva. Così, senza indugio, appena vide i legati nel foro, li interrogò brevemente sullo stato della città e, fingendo di dispiacersi della loro sventura, cominciò a chiedere quale esito sperassero da tanti mali. Quando li vede lamentarsi dell'avidità dei magistrati, accusare il senato di non offrire alcun aiuto, e attendere la morte come rimedio alle loro miserie, dice: «Ma io vi mostrerò, se sarete uomini davvero, il mezzo per scampare a sì grandi mali». Quando ebbe detto questo, gli Allobrogi, pieni di grande speranza, supplicano Umbreno di avere pietà di loro: non c'è nulla di così aspro né di così difficile che non farebbero di tutto, purché ciò liberasse la loro città dai debiti. Li conduce nella casa di Decimo Bruto, vicina al foro e non estranea al piano per via di Sempronia; infatti allora Bruto era assente da Roma. Inoltre chiama Gabinio, affinché il discorso avesse maggiore autorità. Alla sua presenza rivela la congiura, nomina i complici, inoltre molte persone di ogni genere innocenti, perché i legati avessero animo più fiducioso. Poi, dopo che promisero il loro appoggio, li congeda da casa.
Igitur P. Umbreno cuidam negotium dat, uti legatos Allobrogum requirat eosque, si possit, inpellat ad societatem belli, existumans publice privatimque aere alieno oppressos, praeterea quod natura gens Gallica bellicosa esset, facile eos ad tale consilium adduci posse. Umbrenus, quod in Gallia negotiatus erat, plerisque principibus civitatum notus erat atque eos noverat. Itaque sine mora, ubi primum legatos in foro conspexit, percontatus pauca de statu civitatis et quasi dolens eius casum requirere coepit, quem exitum tantis malis sperarent. Postquam illos videt queri de avaritia magistratuum, accusare senatum, quod in eo auxili nihil esset, miseriis suis remedium mortem exspectare: "At ego", inquit, "vobis, si modo viri esse voltis, rationem ostendam, qua tanta ista mala effugiatis." Haec ubi dixit, Allobroges in maxumam spem adducti Umbrenum orare, ut sui misereretur: nihil tam asperum neque tam difficile esse, quod non cupidissume facturi essent, dum ea res civitatem aere alieno liberaret. Ille eos in domum D. Bruti perducit, quod foro propinqua erat neque aliena consili propter Semproniam; nam tum Brutus ab Roma aberat. Praeterea Gabinium arcessit, quo maior auctoritas sermoni inesset. Eo praesente coniurationem aperit, nominat socios, praeterea multos cuiusque generis innoxios, quo legatis animus amplior esset. Deinde eos pollicitos operam suam domum dimittit.
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I 141 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Incarica perciò Publio Umbreno di trovare i legati degli Allobrogi e, se potesse, spingerli a unirsi alla guerra, ritenendo che, oppressi come erano da debiti pubblici e privati, e considerato che la stirpe gallica è guerriera per natura, potesse facilmente condurli a tale piano. È l'inizio della versione di Sallustio, Bellum catilinae.
In Sallustio, Umbreno sfrutta i debiti e il carattere bellicoso dei Galli, inventa una falsa sicurezza nominando innocenti accanto ai veri cospiratori, e chiama testimoni autorevoli come Gabinio per aumentare la credibilità del complotto.
Altri passi di Sallustio già tradotti e analizzati.