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latino · Sallustio
Sallustio · Bellum catilinae
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Sallustio nella Congiura di Catilina racconta lo scontro tra diversi senatori sulla punizione dei congiurati arrestati. Il console riferisce il dibattito al senato sulla necessità di decidere la pena per chi ha tentato di rovesciare lo stato. Cesare sta per pronunciare il suo discorso contro la pena capitale.
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Mentre questi fatti accadono in senato e mentre ai legati degli Elvezi e a Volturzio, confermata la loro testimonianza, vengono assegnati premi, i liberti e pochi clienti di Lentulo per vari sentieri incitavano gli artigiani e i servi nei quartieri a liberarlo, in parte ricercavano i capi delle folle, che solevano turbare la repubblica a prezzo. Cetego invece per mezzo di messaggeri supplicava la sua famiglia e i suoi liberti, scelti e addestrati, di osare con audacia, e che formata una schiera con le armi si precipitassero verso di lui. Il console, quando seppe che questi preparativi erano in corso, disposte le guardie come la situazione e il momento richiedevano, convocato il senato riferisce cosa piaccia fare di coloro che erano stati affidati alla custodia. Ma il senato poco prima aveva giudicato frequentemente che avevano agito contro la repubblica. Allora Decimo Iunio Silano, interrogato per primo sulla sentenza perché in quel momento era console designato, aveva decretato che di coloro che erano tenuti in custodia, e inoltre di Lucio Cassio, Publio Furio, Publio Umbreno, Quinto Annio, se fossero stati catturati, si dovesse infliggere il supplizio; e poi, mosso dal discorso di Gaio Cesare, disse che avrebbe votato per la sentenza di Tiberio Nerone, che aveva proposto che su questa questione si deliberasse con guardie aggiunte. Ma Cesare, quando si arrivò a lui, interrogato sulla sentenza dal console, parlò parole di questo tipo:
Dum haec in senatu aguntur et dum legatis Allobrogum et T. Volturcio, comprobato eorum indicio, praemia decernuntur, liberti et pauci ex clientibus Lentuli diversis itineribus opifices atque servitia in vicis ad eum eripiendum sollicitabant, partim exquirebant duces multitudinum, qui pretio rem publicam vexare soliti erant. Cethegus autem per nuntios familiam atque libertos suos, lectos et exercitatos, orabat in audaciam, ut grege facto cum telis ad sese irrumperent. Consul ubi ea parari cognovit, dispositis praesidiis, ut res atque tempus monebat, convocato senatu refert, quid de iis fieri placeat, qui in custodiam traditi erant. Sed eos paulo ante frequens senatus iudicaverat contra rem publicam fecisse. Tum D. Iunius Silanus primus sententiam rogatus, quod eo tempore consul designatus erat, de iis, qui in custodiis tenebantur, et praeterea de L. Cassio, P. Furio, P. Umbreno, Q. Annio, si deprehensi forent, supplicium sumendum decreverat; isque postea permotus oratione C. Caesaris pedibus in sententiam Ti Neronis iturum se dixit, quod de ea re praesidiis additis referendum censuerat. Sed Caesar, ubi ad eum ventum est, rogatus sententiam a consule huiusce modi verba locutus est:
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I 118 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Mentre questi fatti accadono in senato e mentre ai legati degli Elvezi e a Volturzio, confermata la loro testimonianza, vengono assegnati premi, i liberti e pochi clienti di Lentulo per vari sentieri incitavano gli artigiani e i servi nei quartieri a liberarlo, in parte ricercavano i capi delle folle, che solevano turbare la repubblica a prezzo. È l'inizio della versione di Sallustio, Bellum catilinae.
Il console Cicerone chiede al senato cosa debba farsi dei congiurati tenuti in custodia, poiché il senato aveva già giudicato che avevano agito contro la repubblica.
Altri passi di Sallustio già tradotti e analizzati.