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latino · Sallustio
Sallustio · Bellum iugurthinum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Sallustio analizza nel Bellum iugurthinum le radici della corruzione politica romana: la caduta di Cartagine eliminò la paura esterna che coesione lo Stato, aprendo la via all'avidità, alle fazioni e alla lotta interna che lacerò la repubblica.
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Tuttavia il costume delle fazioni e delle cricche, e poi di tutte le arti malvagie, nacque a Roma pochi anni prima a causa dell'ozio e dell'abbondanza di quelle cose che i mortali considerano prioritarie. Infatti prima della distruzione di Cartagine il popolo e il senato romano amministravano la cosa pubblica tra loro tranquillamente e moderatamente, né c'era contesa fra i cittadini per gloria o dominio: la paura dei nemici manteneva lo Stato nelle giuste azioni. Ma quando quella paura si ritirò dai loro cuori, naturalmente quei sentimenti che accompagnano le prosperità, l'eccesso e l'arroganza, s'impadronirono di loro. Così l'ozio che avevano desiderato nelle avversità, dopo che lo ebbero conseguito, risultò più aspro e più amaro. Infatti la nobiltà e il popolo cominciarono a trasformare la dignità e la libertà in sregolatezza, e ognuno considerava cosa sua depredare e rapire. Così tutto fu diviso in due fazioni, lo Stato, che era rimasto neutrale, fu lacerato. D'altra parte la nobiltà prevaleva più fortemente attraverso la fazione, mentre la forza del popolo, sciolta e dispersa nella moltitudine, aveva meno potere. Con il giudizio di pochi si muovevano la guerra e la pace; presso i medesimi erano il tesoro, le province, le magistrature, la gloria e i trionfi; il popolo era oppresso dalla leva militare e dalla povertà; i comandanti razziavano i bottini di guerra con pochi sodali: nel frattempo i genitori o i piccoli figli dei soldati, secondo il potere del loro vicino più potente, venivano scacciati dalle loro terre. Così il potere e l'avidità, senza misura e senza temperanza, invasero tutto, lo contaminarono e lo devastarono, senza considerare nulla di sacro né di santo, finché non si autodistrussero. Infatti quando per la prima volta dalla nobiltà nacquero uomini che antepposero la vera gloria alla potenza ingiusta, lo Stato cominciò a muoversi e nacque la discordia civile quasi un terremoto della terra.
Ceterum mos partium et factionum ac deinde omnium malarum artium paucis ante annis Romae ortus est otio atque abundantia earum rerum, quae prima mortales ducunt. Nam ante Carthaginem deletam populus et senatus Romanus placide modesteque inter se rem publicam tractabant, neque gloriae neque dominationis certamen inter civis erat: metus hostilis in bonis artibus civitatem retinebat. Sed ubi illa formido mentibus decessit, scilicet ea, quae res secundae amant, lascivia atque superbia incessere. Ita quod in aduersis rebus optauerant otium, postquam adepti sunt, asperius acerbiusque fuit. Namque coepere nobilitas dignitatem, populus libertatem in libidinem vertere, sibi quisque ducere trahere rapere. Ita omnia in duas partis abstracta sunt, res publica, quae media fuerat, dilacerata. Ceterum nobilitas factione magis pollebat, plebis vis soluta atque dispersa in multitudine minus poterat. Paucorum arbitrio belli domique agitabatur; penes eosdem aerarium prouinciae magistratus gloriae triumphique erant; populus militia atque inopia urgebatur; praedas bellicas imperatores cum paucis diripiebant: interea parentes aut parui liberi militum, uti quisque potentiori confinis erat, sedibus pellebantur. Ita cum potentia auaritia sine modo modestiaque invadere, polluere et vastare omnia, nihil pensi neque sancti habere, quoad semet ipsa praecipitauit. Nam ubi primum ex nobilitate reperti sunt, qui veram gloriam iniustae potentiae anteponerent, moveri civitas et dissensio civilis quasi permixtio terrae oriri coepit.
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I 145 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Tuttavia il costume delle fazioni e delle cricche, e poi di tutte le arti malvagie, nacque a Roma pochi anni prima a causa dell'ozio e dell'abbondanza di quelle cose che i mortali considerano prioritarie. È l'inizio della versione di Sallustio, Bellum iugurthinum.
Perché nel Bellum iugurthinum l'autore vede in quella pace il momento in cui vennero meno i freni morali e il timor di Dio che avevano coeso la repubblica, lasciando spazio alle ambizioni personali e alle discordie civili.
Altri passi di Sallustio già tradotti e analizzati.