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latino · Sallustio
Sallustio · Bellum iugurthinum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Nel Bellum iugurthinum, Sallustio descrive il deplorevole stato dell'esercito affidato al proconsole Albino in Africa, compromesso da pigrizia, cattiva disciplina e corruzione morale. Metello dovrà ricostituire completamente questa forza militare degenere.
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Ma quando giunse in Africa, l'esercito che gli fu affidato dal proconsole Sp. Albino era pigro, inidoneo alla guerra, incapace di sopportare pericoli e fatiche, più pronto di lingua che di mano, saccheggiatore dei propri alleati e a sua volta preda dei nemici, tenuto senza disciplina e moderazione. Così al nuovo comandante derivavano dai cattivi costumi dell'esercito più preoccupazioni che aiuto dalla quantità dei soldati o speranza nel loro valore. Metello tuttavia decise, benché il periodo estivo incalzasse a causa del rinvio dei comizi e ritenesse che i cittadini fossero ansiosi per l'esito della guerra, di non affrontare il conflitto prima di aver costretto i soldati a lavorare secondo la disciplina degli antichi. Infatti Albino, colpito dalla sconfitta di suo fratello Aulo e dell'esercito, dopo che ebbe deciso di non uscire dalla provincia, per tutto il tempo che durò il periodo estivo del suo comando, per la maggior parte teneva i soldati negli accampamenti fissi, se non quando l'odore o la mancanza di foraggio lo costringeva a cambiare luogo. Ma non si fortificava né si osservavano le ronde secondo la tradizione militare; come a ognuno piaceva, si allontanavano dai ranghi; i vivandieri mescolati ai soldati vagavano giorno e notte, e disordinatamente devastavano i campi, espugnavano fattorie, facevano gare nel depredare bestiame e schiavi e scambiavano questi bottini con i mercanti vino importato e altre merci simili; inoltre vendevano il grano distribuito pubblicamente, compravano pane giorno dopo giorno; infine tutti i difetti di ignavia e di lussuria che si potevano dire o immaginare erano presenti in quell'esercito e altri ancora di più.
Sed ubi in Africam venit, exercitus [ei] traditus a Sp. Albino proconsule iners inbellis, neque periculi neque laboris patiens, lingua quam manu promptior, praedator ex sociis et ipse praeda hostium, sine imperio et modestia habitus. Ita imperatori nouo plus ex malis moribus sollicitudinis quam ex copia militum auxili aut spei bonae accedebat. Statuit tamen Metellus, quamquam et aestiuorum tempus comitiorum mora imminuerat et expectatione eventus civium animos intentos putabat, non prius bellum attingere, quam maiorum disciplina milites laborare coegisset. Nam Albinus, Auli fratris exercitusque clade perculsus, postquam decreverat non egredi prouincia, quantum temporis aestiuorum in imperio fuit, plerumque milites statiuis castris habebat, nisi cum odor aut pabuli egestas locum mutare subegerat. Sed neque muniebatur, neque more militari vigiliae deducebantur; uti cuique libebat, ab signis aberat; lixae permixti cum militibus diu noctuque uagabantur, et palantes agros vastare, villas expugnare, pecoris et mancipiorum praedas certantes agere eaque mutare cum mercatoribus vino aduecticio et aliis talibus; praeterea frumentum publice datum vendere, panem in dies mercari; postremo quaecumque dici aut fingi queunt ignaviae luxuriaeque probra, ea in illo exercitu cuncta fuere et alia amplius.
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I 141 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Ma quando giunse in Africa, l'esercito che gli fu affidato dal proconsole Sp. È l'inizio della versione di Sallustio, Bellum iugurthinum.
Nel Bellum iugurthinum, i soldati erano corrotti dal vizio, dediti al saccheggio, al mercimonio, alla vendita del grano pubblico e a ogni forma di lussuria e ignavia, perdendo completamente la virtus militare.
Altri passi di Sallustio già tradotti e analizzati.