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latino · Sallustio
Sallustio · Bellum iugurthinum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Sallustio continua il racconto della guerra contro Giugurta descrivendo l'attacco a sorpresa dei Numidi contro l'esercito romano durante la marcia. Nonostante i romani siano stremati, riescono a respingere il nemico e a evitare un'amichevole fraintendimento notturno che avrebbe potuto essere disastroso.
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I Romani improvvisamente avvertono una grande nube di polvere; infatti il terreno piantato di alberi impediva la visibilità. E dapprima credevano che la terra asciutta fosse agitata dal vento, poi quando vedono che rimane uniforme e, mentre la battaglia si muove, si avvicina sempre più, compresa la situazione si affrettano a prendere le armi e, come era stato ordinato, si schierano davanti all'accampamento. Quindi quando si fu giunti più vicino, da ambo i lati si corre insieme con grande clamore. I Numidi si fermano solo fin quando sperano nell'aiuto degli elefanti, ma dopo che vedono questi impigliati nei rami degli alberi e così dispersi circondarsi, si danno alla fuga, e la maggior parte, gettate le armi, se ne va salva grazie al colle o alla notte che ormai incalzava. Quattro elefanti furono catturati, tutti gli altri, nel numero di quaranta, furono uccisi. Ma i Romani, benché stremati dal cammino e dalla costruzione dell'accampamento e dalla battaglia, tuttavia, perché Metello si tratteneva più del previsto, si schierano e si spingono in avanti all'incontro; infatti l'inganno dei Numidi non tollerava alcuno languore o rilassamento. E per prima cosa nella notte oscura, dopo che si trovarono a breve distanza l'uno dall'altro, con un rumore come se i nemici arrivassero, l'uno presso l'altro creano paura insieme e tumulto; e quasi per disavvedutezza si sarebbe commesso un fatto miserabile, se da ambo i lati i cavalieri inviati non avessero investigato la cosa. Così al posto della paura improvvisamente cambia la gioia: i soldati uno l'altro si salutano lieti, raccontano i fatti e ascoltano, ognuno esalta al cielo le sue azioni valorose. Invero le cose umane stanno così: nella vittoria anche i vili possono gloriarsi, le cose avverse anche gli uomini buoni screditano.
Romani ex improuiso pulueris vim magnam animaduertunt; nam prospectum ager arbustis consitus prohibebat. Et primo rati humum aridam vento agitari, post ubi aequabilem manere et, sicuti acies movebatur, magis magisque appropinquare vident, cognita re properantes arma capiunt ac pro castris, sicuti imperabatur, consistunt. Deinde ubi propius ventum est, utrimque magno clamore concurritur. Numidae tantummodo remorati, dum in elephantis auxilium putant, postquam eos impeditos ramis arborum atque ita disiectos circumveniri vident, fugam faciunt, ac plerique abiectis armis collis aut noctis, quae iam aderat, auxilio integri abeunt. Elephanti quattuor capti, relicui omnes numero quadraginta interfecti. At Romani, quamquam itinere atque opere castrorum et proelio fessi lassique erant, tamen, quod Metellus amplius opinione morabatur, instructi intentique obviam procedunt; nam dolus Numidarum nihil languidi neque remissi patiebatur. Ac primo obscura nocte, postquam haud procul inter se erant, strepitu uelut hostes adventare, alteri apud alteros formidinem simul et tumultum facere; et paene imprudentia admissum facinus miserabile, ni utrimque praemissi equites rem explorauissent. Igitur pro metu repente gaudium mutatur: milites alius alium laeti appellant, acta edocent atque audiunt, sua quisque fortia facta ad caelum fert. Quippe res humanae ita sese habent: in victoria vel ignavis gloriari licet, aduersae res etiam bonos detrectant.
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I 159 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
I Romani improvvisamente avvertono una grande nube di polvere; infatti il terreno piantato di alberi impediva la visibilità. È l'inizio della versione di Sallustio, Bellum iugurthinum.
Nel Bellum Iugurthinum Sallustio descrive come nella notte oscura, dopo lo scontro, i Romani quasi si scontrano fraternamente perché il rumore della marcia numidica viene scambiato per un attacco nemico, evitato solo grazie alla ricognizione dei cavalieri inviati.
Altri passi di Sallustio già tradotti e analizzati.