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latino · Tacito
Tacito · Dialogus de oratoribus
Nel Dialogus de oratoribus di Tacito, Messalla prende la parola per esprimere il suo giudizio sugli oratori latini a confronto con quelli greci. Così come tra i greci Demostene primeggia su tutti, tra i latini Cicerone supera i contemporanei, mentre Calvo, Asinio, Cesare, Celio e Bruto si pongono a pieno titolo al di sopra degli oratori successivi. Il passo si chiude con un elogio della sincerità di Bruto, che solo tra i grandi non fu mosso da invidia nel giudicare i colleghi.
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Ma così come tra gli oratori attici il primato è attribuito a Demostene, e Eschine, Iperide, Lisia e Licurgo occupano il posto successivo, e per consenso di tutti questa epoca degli oratori è la più apprezzata, allo stesso modo presso di noi Cicerone ha superato gli altri eloquenti della stessa epoca, mentre Calvo, Asinio, Cesare, Celio e Bruto sono a ragione anteposti sia agli oratori precedenti sia a quelli successivi. E non importa che tra loro differiscano nell'apparenza, dal momento che concordano nella sostanza. Calvo è più conciso, Asinio più ritmato, Cesare più splendente, Celio più caustico, Bruto più grave, Cicerone più veemente, più pieno e più vigoroso: tuttavia tutti conservano la stessa sanità dell'eloquenza, così che, se avrai preso in mano i libri di tutti insieme, saprai che, pur in ingegni diversi, esiste una certa somiglianza e affinità di giudizio e di intento. Che poi si siano vicendevolmente denigrati e che nelle loro lettere vi siano inserti da cui emerge la malevolenza reciproca, non è un difetto degli oratori, ma degli uomini. Perché credo che anche Calvo e Asinio e Cicerone stesso fossero soliti provare invidia e gelosia e a essere colpiti dagli altri vizi della debolezza umana: ritengo che solo Bruto tra questi abbia espresso il giudizio del proprio animo non con malevolenza né con invidia, ma con semplicità e franchezza.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
quo modo … sic
→ così come… allo stesso modo
La struttura «quo modo… sic» è una correlazione comparativa: stabilisce un parallelo tra la gerarchia degli oratori greci e quella dei latini.
Compare nel periodo 1.
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cum … consentiant
→ dal momento che concordano nella sostanza
«cum genere consentiant» è una proposizione causale o concessiva retta da «cum» con il congiuntivo presente: concordano nella sostanza nonostante le differenze formali.
Compare nel periodo 2.
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Adstrictior Calvus numerosior Asinius
→ Calvo più conciso, Asinio più ritmato…
La serie «Adstrictior Calvus, numerosior Asinius…» è un asindeto di comparativi predicativi senza verbo espresso: il ritmo accelerato sottolinea il rapido confronto tra gli stili.
Compare nel periodo 3.
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Calvum … Asinium … Ciceronem credo solitos
→ credo che Calvo… Cicerone fossero soliti
«Calvum… credo solitos invidere» è una proposizione infinitiva: «Calvum… Ciceronem» è l'accusativo soggetto, «solitos (esse) invidere» è il predicato all'infinito.
Compare nel periodo 5.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Sed quo modo inter Atticos oratores primae Demostheni tribuuntur, proximum autem locum Aeschines et Hyperides et Lysias et Lycurgus obtinent, omnium autem concessu haec oratorum aetas maxime probatur, sic apud nos Cicero quidem ceteros eorundem temporum disertos antecessit, Calvus autem et Asinius et Caesar et Caelius et Brutus iure et prioribus et sequentibus anteponuntur. Nec refert quod inter se specie differunt, cum genere consentiant. Adstrictior Calvus, numerosior Asinius, splendidior Caesar, amarior Caelius, gravior Brutus, vehementior et plenior et valentior Cicero: omnes tamen eandem sanitatem eloquentiae servant, ut, si omnium pariter libros in manum sumpseris, scias, quamvis in diversis ingeniis, esse quandam iudicii ac voluntatis similitudinem et cognationem. Nam quod invicem se obtrectaverunt et sunt aliqua epistulis eorum inserta, ex quibus mutua malignitas detegitur, non est oratorum vitium, sed hominum. Nam et Calvum et Asinium et ipsum Ciceronem credo solitos et invidere et livere et ceteris humanae infirmitatis vitiis adfici: solum inter hos arbitror Brutum non malignitate nec invidia, sed simpliciter et ingenue iudicium animi sui detexisse.
Ma così come tra gli oratori attici il primato è attribuito a Demostene, e Eschine, Iperide, Lisia e Licurgo occupano il posto successivo, e per consenso di tutti questa epoca degli oratori è la più apprezzata, allo stesso modo presso di noi Cicerone ha superato gli altri eloquenti della stessa epoca, mentre Calvo, Asinio, Cesare, Celio e Bruto sono a ragione anteposti sia agli oratori precedenti sia a quelli successivi.
E non importa che tra loro differiscano nell'apparenza, dal momento che concordano nella sostanza.
Calvo è più conciso, Asinio più ritmato, Cesare più splendente, Celio più caustico, Bruto più grave, Cicerone più veemente, più pieno e più vigoroso: tuttavia tutti conservano la stessa sanità dell'eloquenza, così che, se avrai preso in mano i libri di tutti insieme, saprai che, pur in ingegni diversi, esiste una certa somiglianza e affinità di giudizio e di intento.
Che poi si siano vicendevolmente denigrati e che nelle loro lettere vi siano inserti da cui emerge la malevolenza reciproca, non è un difetto degli oratori, ma degli uomini.
Perché credo che anche Calvo e Asinio e Cicerone stesso fossero soliti provare invidia e gelosia e a essere colpiti dagli altri vizi della debolezza umana: ritengo che solo Bruto tra questi abbia espresso il giudizio del proprio animo non con malevolenza né con invidia, ma con semplicità e franchezza.
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Si traduce: «Ma così come tra gli oratori attici il primato è attribuito a Demostene». Tacito nel Dialogus usa questa comparazione tra oratori greci e latini per stabilire una gerarchia analoga: Cicerone tra i latini corrisponde a Demostene tra i greci.
Nel Dialogus Tacito, attraverso Messalla, distingue: Calvo più conciso, Asinio più ritmato, Cesare più splendente, Celio più caustico, Bruto più grave, Cicerone più veemente e pieno. Nonostante le differenze, tutti condividono la stessa «sanità dell'eloquenza».
Tacito nel Dialogus afferma che solo Bruto, tra i grandi oratori, esprimeva il suo giudizio con semplicità e franchezza, senza malignità né invidia. Gli altri, inclusi Cicerone e Calvo, erano soggetti ai comuni vizi umani come l'invidia.
Lo stesso passo (Messalla esprime il suo giudizio sugli oratori antichi) lo trovi qui: