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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 127
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Proprio questa empietà dunque gli Spartani ordinavano di scacciare, in apparenza vendicando prima di tutto gli dèi, ma sapendo che Pericle figlio di Santippo vi era legato per parte di madre e credendo che, cacciato lui, le cose sarebbero andate loro più facili da parte degli Ateniesi. Non speravano tuttavia tanto che a lui capitasse questo, quanto che gli avrebbe portato discredito presso la città, come se la guerra fosse in parte a causa della sua sventura. Essendo infatti il più potente dei suoi contemporanei e guidando la vita politica, si opponeva in tutto agli Spartani, e non permetteva di cedere, ma spingeva gli Ateniesi verso la guerra.
τοῦτο δὴ τὸ ἄγος οἱ Λακεδαιμόνιοι ἐκέλευον ἐλαύνειν δῆθεν τοῖς θεοῖς πρῶτον τιμωροῦντες, εἰδότες δὲ Περικλέα τὸν Ξανθίππου προσεχόμενον αὐτῷ κατὰ τὴν μητέρα καὶ νομίζοντες ἐκπεσόντος αὐτοῦ ῥᾷον ἂν σφίσι προχωρεῖν τὰ ἀπὸ τῶν Ἀθηναίων. οὐ μέντοι τοσοῦτον ἤλπιζον παθεῖν ἂν αὐτὸν τοῦτο ὅσον διαβολὴν οἴσειν αὐτῷ πρὸς τὴν πόλιν ὡς καὶ διὰ τὴν ἐκείνου ξυμφορὰν τὸ μέρος ἔσται ὁ πόλεμος. ὢν γὰρ δυνατώτατος τῶν καθ’ ἑαυτὸν καὶ ἄγων τὴν πολιτείαν ἠναντιοῦτο πάντα τοῖς Λακεδαιμονίοις, καὶ οὐκ εἴα ὑπείκειν, ἀλλ’ ἐς τὸν πόλεμον ὥρμα τοὺς Ἀθηναίους.
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