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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 128
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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A loro volta anche gli Ateniesi ordinavano agli Spartani di scacciare l'empietà del Tenaro; gli Spartani infatti, avendo un tempo fatto alzare dal santuario di Poseidone al Tenaro dei supplici iloti, li condussero via e li uccisero, motivo per cui essi stessi ritengono che sia avvenuto a Sparta il grande terremoto. Ordinavano inoltre loro di scacciare anche l'empietà della dea Calcieco; e avvenne così. Dopo che Pausania lo spartano, richiamato la prima volta dagli Spartani dal comando sull'Ellesponto e processato da loro, fu assolto dall'accusa di ingiustizia, non fu più mandato ufficialmente, ma di sua iniziativa, presa una trireme di Ermione senza gli Spartani, giunse all'Ellesponto, a parole per la guerra contro i Greci, ma di fatto per trattare affari col re persiano, come già aveva tentato la prima volta, aspirando al dominio sulla Grecia. E depose per la prima volta un beneficio presso il re a partire da questo, dando inizio a tutta la faccenda: preso Bisanzio nella precedente sua presenza dopo il ritiro da Cipro (la occupavano infatti dei Medi e alcuni parenti e congiunti del re che vi erano stati catturati), allora rimandò al re quelli che aveva catturato, di nascosto dagli altri alleati, dicendo invece che erano fuggiti da lui. Faceva questo tramite Gongilo l'eretriese, al quale aveva affidato Bisanzio e i prigionieri. E mandò anche una lettera al re per mano di Gongilo; e in essa era scritto quanto segue, come poi si scoprì. «Pausania, comandante di Sparta, volendo farti dono di questi uomini catturati con la lancia, te li rimanda, e formulo il proposito, se piace anche a te, di sposare tua figlia e di rendere Sparta e il resto della Grecia soggetti a te. E credo di essere capace di realizzare questo, deliberando insieme a te. Se dunque qualcosa di questo ti piace, manda un uomo fidato sulla costa, tramite cui in seguito porteremo avanti le trattative.»
Ἀντεκέλευον δὲ καὶ οἱ Ἀθηναῖοι τοὺς Λακεδαιμονίους τὸ ἀπὸ Ταινάρου ἄγος ἐλαύνειν· οἱ γὰρ Λακεδαιμόνιοι ἀναστήσαντές ποτε ἐκ τοῦ ἱεροῦ τοῦ Ποσειδῶνος [ἀπὸ Ταινάρου] τῶν Εἱλώτων ἱκέτας ἀπαγαγόντες διέφθειραν, δι’ ὃ δὴ καὶ σφίσιν αὐτοῖς νομίζουσι τὸν μέγαν σεισμὸν γενέσθαι ἐν Σπάρτῃ. ἐκέλευον δὲ καὶ τὸ τῆς Χαλκιοίκου ἄγος ἐλαύνειν αὐτούς· ἐγένετο δὲ τοιόνδε. ἐπειδὴ Παυσανίας ὁ Λακεδαιμόνιος τὸ πρῶτον μεταπεμφθεὶς ὑπὸ Σπαρτιατῶν ἀπὸ τῆς ἀρχῆς τῆς ἐν Ἑλλησπόντῳ καὶ κριθεὶς ὑπ’ αὐτῶν ἀπελύθη μὴ ἀδικεῖν, δημοσίᾳ μὲν οὐκέτι ἐξεπέμφθη, ἰδίᾳ δὲ αὐτὸς τριήρη λαβὼν Ἑρμιονίδα ἄνευ Λακεδαιμονίων ἀφικνεῖται ἐς Ἑλλήσποντον, τῷ μὲν λόγῳ ἐπὶ τὸν Ἑλληνικὸν πόλεμον, τῷ δὲ ἔργῳ τὰ πρὸς βασιλέα πράγματα πράσσειν, ὥσπερ καὶ τὸ πρῶτον ἐπεχείρησεν, ἐφιέμενος τῆς Ἑλληνικῆς ἀρχῆς. εὐεργεσίαν δὲ ἀπὸ τοῦδε πρῶτον ἐς βασιλέα κατέθετο καὶ τοῦ παντὸς πράγματος ἀρχὴν ἐποιήσατο· Βυζάντιον γὰρ ἑλὼν τῇ προτέρᾳ παρουσίᾳ μετὰ τὴν ἐκ Κύπρου ἀναχώρησιν (εἶχον δὲ Μῆδοι αὐτὸ καὶ βασιλέως προσήκοντές τινες καὶ ξυγγενεῖς οἳ ἑάλωσαν ἐν αὐτῷ) τότε τούτους οὓς ἔλαβεν ἀποπέμπει βασιλεῖ κρύφα τῶν ἄλλων ξυμμάχων, τῷ δὲ λόγῳ ἀπέδρασαν αὐτόν. ἔπρασσε δὲ ταῦτα μετὰ Γογγύλου τοῦ Ἐρετριῶς, ᾧπερ ἐπέτρεψε τό τε Βυζάντιον καὶ τοὺς αἰχμαλώτους. ἔπεμψε δὲ καὶ ἐπιστολὴν τὸν Γόγγυλον φέροντα αὐτῷ· ἐνεγέγραπτο δὲ τάδε ἐν αὐτῇ, ὡς ὕστερον ἀνηυρέθη· ’Παυσανίας ὁ ἡγεμὼν τῆς Σπάρτης τούσδε τέ σοι χαρίζεσθαι βουλόμενος ἀποπέμπει δορὶ ἑλών, καὶ γνώμην ποιοῦμαι, εἰ καὶ σοὶ δοκεῖ, θυγατέρα τε τὴν σὴν γῆμαι καί σοι Σπάρτην τε καὶ τὴν ἄλλην Ἑλλάδα ὑποχείριον ποιῆσαι. δυνατὸς δὲ δοκῶ εἶναι ταῦτα πρᾶξαι μετὰ σοῦ βουλευόμενος. εἰ οὖν τί σε τούτων ἀρέσκει, πέμπε ἄνδρα πιστὸν ἐπὶ θάλασσαν δι’ οὗ τὸ λοιπὸν τοὺς λόγους ποιησόμεθα.’
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