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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 129
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Questo dunque diceva la lettera, e Serse ne fu contento e manda Artabazo figlio di Farnace sulla costa e gli ordina di prendere la satrapia di Dascilio, sostituendo Megabate che governava prima, e gli affidava una lettera di risposta per Pausania a Bisanzio da recapitare al più presto e da mostrare col sigillo, e se Pausania gli avesse comunicato qualcosa riguardo ai propri affari, di agire nel modo migliore e più fedele. Egli, giunto, fece le altre cose come gli era stato ordinato e recapitò la lettera; e in risposta vi era scritto quanto segue. «Così dice il re Serse a Pausania. Per gli uomini che mi hai salvato oltre il mare da Bisanzio, resterà per te un beneficio registrato per sempre nella nostra casa, e le tue parole mi sono gradite. E che né la notte né il giorno ti trattenga dal darti da fare per ciò che mi prometti, né sia ostacolato dalla spesa di oro e argento né dal numero di truppe, se occorre che siano presenti da qualche parte, ma insieme ad Artabazo, uomo dabbene, che ti ho mandato, agisci con coraggio, sia per i miei sia per i tuoi interessi, nel modo migliore e più vantaggioso per entrambi.»
τοσαῦτα μὲν ἡ γραφὴ ἐδήλου, Ξέρξης δὲ ἥσθη τε τῇ ἐπιστολῇ καὶ ἀποστέλλει Ἀρτάβαζον τὸν Φαρνάκου ἐπὶ θάλασσαν καὶ κελεύει αὐτὸν τήν τε Δασκυλῖτιν σατραπείαν παραλαβεῖν Μεγαβάτην ἀπαλλάξαντα, ὃς πρότερον ἦρχε, καὶ παρὰ Παυσανίαν ἐς Βυζάντιον ἐπιστολὴν ἀντεπετίθει αὐτῷ ὡς τάχιστα διαπέμψαι καὶ τὴν σφραγῖδα ἀποδεῖξαι, καὶ ἤν τι αὐτῷ Παυσανίας παραγγέλλῃ περὶ τῶν ἑαυτοῦ πραγμάτων, πράσσειν ὡς ἄριστα καὶ πιστότατα. ὁ δὲ ἀφικόμενος τά τε ἄλλα ἐποίησεν ὥσπερ εἴρητο καὶ τὴν ἐπιστολὴν διέπεμψεν· ἀντενεγέγραπτο δὲ τάδε· ’ὧδε λέγει βασιλεὺς Ξέρξης Παυσανίᾳ. καὶ τῶν ἀνδρῶν οὕς μοι πέραν θαλάσσης ἐκ Βυζαντίου ἔσωσας κείσεταί σοι εὐεργεσία ἐν τῷ ἡμετέρῳ οἴκῳ ἐς αἰεὶ ἀνάγραπτος, καὶ τοῖς λόγοις τοῖς ἀπὸ σοῦ ἀρέσκομαι. καί σε μήτε νὺξ μήθ’ ἡμέρα ἐπισχέτω ὥστε ἀνεῖναι πράσσειν τι ὧν ἐμοὶ ὑπισχνῇ, μηδὲ χρυσοῦ καὶ ἀργύρου δαπάνῃ κεκωλύσθω μηδὲ στρατιᾶς πλήθει, εἴ ποι δεῖ παραγίγνεσθαι, ἀλλὰ μετ’ Ἀρταβάζου ἀνδρὸς ἀγαθοῦ, ὅν σοι ἔπεμψα, πρᾶσσε θαρσῶν καὶ τὰ ἐμὰ καὶ τὰ σὰ ὅπῃ κάλλιστα καὶ ἄριστα ἕξει ἀμφοτέροις.’
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