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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 139
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Gli Spartani, durante la prima ambasceria, imposero queste richieste e a loro volta ricevettero contro-richieste riguardo all'espulsione dei sacrileghi; in seguito, recandosi più volte presso gli Ateniesi, chiedevano che si ritirassero da Potidea e lasciassero Egina autonoma, e soprattutto, più chiaramente di tutto, dichiaravano che, se avessero abrogato il decreto contro i Megaresi, non sarebbe scoppiata la guerra, il decreto nel quale era stato stabilito che essi non usassero i porti dell'impero ateniese né il mercato attico. Ma gli Ateniesi non obbedivano né alle altre richieste né abrogavano il decreto, accusando i Megaresi di aver coltivato abusivamente la terra sacra e quella non delimitata, e di dare rifugio agli schiavi in fuga. Infine, arrivati da Sparta gli ultimi ambasciatori, Ramfia, Melesippo e Agesandro, e non dicendo nient'altro di quanto erano soliti dire in precedenza, ma proprio questo, che «gli Spartani vogliono che ci sia pace, e ci sarà se lascerete i Greci autonomi», gli Ateniesi, convocata l'assemblea, proposero un dibattito fra loro, e si decise di deliberare una volta per tutte su tutta la questione e poi rispondere. E, salendo sulla tribuna, molti altri parlarono, dividendosi nelle opinioni tra i due schieramenti, sia sostenendo che bisognava fare guerra, sia che il decreto non doveva essere un ostacolo alla pace, ma andava abolito, E, salito a parlare, Pericle figlio di Santippo, l'uomo più autorevole tra gli Ateniesi in quel tempo, il più capace nel parlare e nell'agire, esortò con queste parole.
Λακεδαιμόνιοι δὲ ἐπὶ μὲν τῆς πρώτης πρεσβείας τοιαῦτα ἐπέταξάν τε καὶ ἀντεκελεύσθησαν περὶ τῶν ἐναγῶν τῆς ἐλάσεως· ὕστερον δὲ φοιτῶντες παρ’ Ἀθηναίους Ποτειδαίας τε ἀπανίστασθαι ἐκέλευον καὶ Αἴγιναν αὐτόνομον ἀφιέναι, καὶ μάλιστά γε πάντων καὶ ἐνδηλότατα προύλεγον τὸ περὶ Μεγαρέων ψήφισμα καθελοῦσι μὴ ἂν γίγνεσθαι πόλεμον, ἐν ᾧ εἴρητο αὐτοὺς μὴ χρῆσθαι τοῖς λιμέσι τοῖς ἐν τῇ Ἀθηναίων ἀρχῇ μηδὲ τῇ Ἀττικῇ ἀγορᾷ. οἱ δὲ Ἀθηναῖοι οὔτε τἆλλα ὑπήκουον οὔτε τὸ ψήφισμα καθῄρουν, ἐπικαλοῦντες ἐπεργασίαν Μεγαρεῦσι τῆς γῆς τῆς ἱερᾶς καὶ τῆς ἀορίστου καὶ ἀνδραπόδων ὑποδοχὴν τῶν ἀφισταμένων. τέλος δὲ ἀφικομένων τῶν τελευταίων πρέσβεων ἐκ Λακεδαίμονος, Ῥαμφίου τε καὶ Μελησίππου καὶ Ἀγησάνδρου, καὶ λεγόντων ἄλλο μὲν οὐδὲν ὧν πρότερον εἰώθεσαν, αὐτὰ δὲ τάδε ὅτι ’Λακεδαιμόνιοι βούλονται τὴν εἰρήνην εἶναι, εἴη δ’ ἂν εἰ τοὺς Ἕλληνας αὐτονόμους ἀφεῖτε,’ ποιήσαντες ἐκκλησίαν οἱ Ἀθηναῖοι γνώμας σφίσιν αὐτοῖς προυτίθεσαν, καὶ ἐδόκει ἅπαξ περὶ ἁπάντων βουλευσαμένους ἀποκρίνασθαι. καὶ παριόντες ἄλλοι τε πολλοὶ ἔλεγον ἐπ’ ἀμφότερα γιγνόμενοι ταῖς γνώμαις καὶ ὡς χρὴ πολεμεῖν καὶ ὡς μὴ ἐμπόδιον εἶναι τὸ ψήφισμα εἰρήνης, ἀλλὰ καθελεῖν, καὶ παρελθὼν Περικλῆς ὁ Ξανθίππου, ἀνὴρ κατ’ ἐκεῖνον τὸν χρόνον πρῶτος Ἀθηναίων, λέγειν τε καὶ πράσσειν δυνατώτατος, παρῄνει τοιάδε.
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