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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 140
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Mi attengo sempre alla stessa opinione, o Ateniesi: non cedere ai Peloponnesiaci, pur sapendo che gli uomini non si lasciano persuadere a far guerra e poi agiscono col medesimo ardore, ma mutano opinione secondo il volgere degli eventi. Vedo che anche ora devo darvi consigli simili e analoghi, e ritengo giusto che chi di voi si lascia persuadere sostenga le decisioni comuni, se pure falliamo in qualcosa, oppure, se riusciamo, non ne rivendichi il merito da solo. Le vicende umane infatti possono procedere alla cieca non meno dei pensieri stessi dell'uomo; per questo siamo soliti incolpare la sorte di quanto accade contro ogni previsione. I Lacedemoni erano già prima chiaramente ostili verso di noi, e non lo sono meno adesso. Era stato infatti stabilito di sottoporre reciprocamente a giudizio le controversie e di accettarne il verdetto, mantenendo intanto ciascuno ciò che possiede; ma essi non hanno mai chiesto un giudizio, né accettano il nostro quando lo offriamo, e vogliono piuttosto sciogliere le accuse con la guerra che con le parole, e ormai si presentano imponendo ordini e non più muovendo accuse. Ci ordinano infatti di ritirarci da Potidea, di lasciare Egina autonoma e di abrogare il decreto contro i Megaresi; e questi ultimi, appena giunti, proclamano anche di lasciare autonomi tutti i Greci. Nessuno di voi pensi che si farebbe guerra per una piccola cosa, se non abrogassimo il decreto contro i Megaresi, che essi adducono soprattutto a pretesto, dicendo che se fosse abrogato la guerra non scoppierebbe, e non lasciatevi in voi stessi il rimorso di aver fatto guerra per un motivo da poco. Questa piccola cosa infatti racchiude tutta la conferma e la prova della vostra determinazione. Se cederete a questo, subito vi sarà imposto qualcos'altro di più grande, come a chi ha obbedito per paura anche in questo caso; opponendo invece un netto rifiuto, dimostrereste loro con chiarezza che devono trattare con voi piuttosto alla pari.
’Τῆς μὲν γνώμης, ὦ Ἀθηναῖοι, αἰεὶ τῆς αὐτῆς ἔχομαι, μὴ εἴκειν Πελοποννησίοις, καίπερ εἰδὼς τοὺς ἀνθρώπους οὐ τῇ αὐτῇ ὀργῇ ἀναπειθομένους τε πολεμεῖν καὶ ἐν τῷ ἔργῳ πράσσοντας, πρὸς δὲ τὰς ξυμφορὰς καὶ τὰς γνώμας τρεπομένους. ὁρῶ δὲ καὶ νῦν ὁμοῖα καὶ παραπλήσια ξυμβουλευτέα μοι ὄντα, καὶ τοὺς ἀναπειθομένους ὑμῶν δικαιῶ τοῖς κοινῇ δόξασιν, ἢν ἄρα τι καὶ σφαλλώμεθα, βοηθεῖν, ἢ μηδὲ κατορθοῦντας τῆς ξυνέσεως μεταποιεῖσθαι. ἐνδέχεται γὰρ τὰς ξυμφορὰς τῶν πραγμάτων οὐχ ἧσσον ἀμαθῶς χωρῆσαι ἢ καὶ τὰς διανοίας τοῦ ἀνθρώπου· δι’ ὅπερ καὶ τὴν τύχην, ὅσα ἂν παρὰ λόγον ξυμβῇ, εἰώθαμεν αἰτιᾶσθαι. ’Λακεδαιμόνιοι δὲ πρότερόν τε δῆλοι ἦσαν ἐπιβουλεύοντες ἡμῖν καὶ νῦν οὐχ ἥκιστα. εἰρημένον γὰρ δίκας μὲν τῶν διαφορῶν ἀλλήλοις διδόναι καὶ δέχεσθαι, ἔχειν δὲ ἑκατέρους ἃ ἔχομεν, οὔτε αὐτοὶ δίκας πω ᾔτησαν οὔτε ἡμῶν διδόντων δέχονται, βούλονται δὲ πολέμῳ μᾶλλον ἢ λόγοις τὰ ἐγκλήματα διαλύεσθαι, καὶ ἐπιτάσσοντες ἤδη καὶ οὐκέτι αἰτιώμενοι πάρεισιν. Ποτειδαίας τε γὰρ ἀπανίστασθαι κελεύουσι καὶ Αἴγιναν αὐτόνομον ἀφιέναι καὶ τὸ Μεγαρέων ψήφισμα καθαιρεῖν· οἱ δὲ τελευταῖοι οἵδε ἥκοντες καὶ τοὺς Ἕλληνας προαγορεύουσιν αὐτονόμους ἀφιέναι. ὑμῶν δὲ μηδεὶς νομίσῃ περὶ βραχέος ἂν πολεμεῖν, εἰ τὸ Μεγαρέων ψήφισμα μὴ καθέλοιμεν, ὅπερ μάλιστα προύχονται, εἰ καθαιρεθείη, μὴ ἂν γίγνεσθαι τὸν πόλεμον, μηδὲ ἐν ὑμῖν αὐτοῖς αἰτίαν ὑπολίπησθε ὡς διὰ μικρὸν ἐπολεμήσατε. τὸ γὰρ βραχύ τι τοῦτο πᾶσαν ὑμῶν ἔχει τὴν βεβαίωσιν καὶ πεῖραν τῆς γνώμης. οἷς εἰ ξυγχωρήσετε, καὶ ἄλλο τι μεῖζον εὐθὺς ἐπιταχθήσεσθε ὡς φόβῳ καὶ τοῦτο ὑπακούσαντες· ἀπισχυρισάμενοι δὲ σαφὲς ἂν καταστήσαιτε αὐτοῖς ἀπὸ τοῦ ἴσου ὑμῖν μᾶλλον προσφέρεσθαι.
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