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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 18
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Dopo che i tiranni di Atene e la maggior parte di quelli del resto della Grecia, a lungo e anche prima soggetta a tirannide, furono infine abbattuti dagli Spartani, tranne quelli di Sicilia (Sparta infatti, dopo l'insediamento dei Dori che ora la abitano, pur avendo conosciuto per il più lungo tempo di cui abbiamo memoria discordie interne, ebbe comunque fin da tempi antichissimi buone leggi e fu sempre priva di tiranni: sono infatti circa quattrocento anni e poco più, fino alla fine di questa guerra, da quando gli Spartani usano lo stesso ordinamento politico, e per questo, essendo forti, regolavano anche le cose nelle altre città), dopo l'abbattimento dei tiranni in Grecia, non molti anni dopo, avvenne anche la battaglia di Maratona tra i Medi e gli Ateniesi. Nel decimo anno dopo di essa, il barbaro venne di nuovo contro la Grecia con la grande flotta per asservirla. E, incombendo un grande pericolo, gli Spartani, superiori per potenza, guidarono i Greci che combatterono insieme, mentre gli Ateniesi, all'avanzare dei Medi, decisero di abbandonare la città e, imbarcatisi dopo aver fatto i bagagli sulle navi, divennero un popolo di marinai. E, respinto in comune il barbaro, non molto tempo dopo si divisero tra Ateniesi e Spartani sia i Greci che si erano ribellati al re sia quelli che avevano combattuto con lui. Queste infatti si rivelarono le più forti per potenza: l'una era forte per terra, l'altra per mare. E per poco tempo l'alleanza durò, poi Spartani e Ateniesi, entrati in dissidio, combatterono l'uno contro l'altro con i rispettivi alleati; e se qualcuno degli altri Greci si divideva, si schierava già con questi due. Sicché, dalle guerre persiane fino a questa guerra, ora facendo tregue, ora combattendo tra loro o contro i propri alleati che si ribellavano, si prepararono bene alle cose militari e divennero più esperti facendo le loro esercitazioni in mezzo ai pericoli.
Ἐπειδὴ δὲ οἵ τε Ἀθηναίων τύραννοι καὶ οἱ ἐκ τῆς ἄλλης Ἑλλάδος ἐπὶ πολὺ καὶ πρὶν τυραννευθείσης οἱ πλεῖστοι καὶ τελευταῖοι πλὴν τῶν ἐν Σικελίᾳ ὑπὸ Λακεδαιμονίων κατελύθησαν (ἡ γὰρ Λακεδαίμων μετὰ τὴν κτίσιν τῶν νῦν ἐνοικούντων αὐτὴν Δωριῶν ἐπὶ πλεῖστον ὧν ἴσμεν χρόνον στασιάσασα ὅμως ἐκ παλαιτάτου καὶ ηὐνομήθη καὶ αἰεὶ ἀτυράννευτος ἦν· ἔτη γάρ ἐστι μάλιστα τετρακόσια καὶ ὀλίγῳ πλείω ἐς τὴν τελευτὴν τοῦδε τοῦ πολέμου ἀφ’ οὗ Λακεδαιμόνιοι τῇ αὐτῇ πολιτείᾳ χρῶνται, καὶ δι’ αὐτὸ δυνάμενοι καὶ τὰ ἐν ταῖς ἄλλαις πόλεσι καθίστασαν), μετὰ δὲ τὴν τῶν τυράννων κατάλυσιν ἐκ τῆς Ἑλλάδος οὐ πολλοῖς ἔτεσιν ὕστερον καὶ ἡ ἐν Μαραθῶνι μάχη Μήδων πρὸς Ἀθηναίους ἐγένετο. δεκάτῳ δὲ ἔτει μετ’ αὐτὴν αὖθις ὁ βάρβαρος τῷ μεγάλῳ στόλῳ ἐπὶ τὴν Ἑλλάδα δουλωσόμενος ἦλθεν. καὶ μεγάλου κινδύνου ἐπικρεμασθέντος οἵ τε Λακεδαιμόνιοι τῶν ξυμπολεμησάντων Ἑλλήνων ἡγήσαντο δυνάμει προύχοντες, καὶ οἱ Ἀθηναῖοι ἐπιόντων τῶν Μήδων διανοηθέντες ἐκλιπεῖν τὴν πόλιν καὶ ἀνασκευασάμενοι ἐς τὰς ναῦς ἐσβάντες ναυτικοὶ ἐγένοντο. κοινῇ τε ἀπωσάμενοι τὸν βάρβαρον, ὕστερον οὐ πολλῷ διεκρίθησαν πρός τε Ἀθηναίους καὶ Λακεδαιμονίους οἵ τε ἀποστάντες βασιλέως Ἕλληνες καὶ οἱ ξυμπολεμήσαντες. δυνάμει γὰρ ταῦτα μέγιστα διεφάνη· ἴσχυον γὰρ οἱ μὲν κατὰ γῆν, οἱ δὲ ναυσίν. καὶ ὀλίγον μὲν χρόνον ξυνέμεινεν ἡ ὁμαιχμία, ἔπειτα διενεχθέντες οἱ Λακεδαιμόνιοι καὶ Ἀθηναῖοι ἐπολέμησαν μετὰ τῶν ξυμμάχων πρὸς ἀλλήλους· καὶ τῶν ἄλλων Ἑλλήνων εἴ τινές που διασταῖεν, πρὸς τούτους ἤδη ἐχώρουν. ὥστε ἀπὸ τῶν Μηδικῶν ἐς τόνδε αἰεὶ τὸν πόλεμον τὰ μὲν σπενδόμενοι, τὰ δὲ πολεμοῦντες ἢ ἀλλήλοις ἢ τοῖς ἑαυτῶν ξυμμάχοις ἀφισταμένοις εὖ παρεσκευάσαντο τὰ πολέμια καὶ ἐμπειρότεροι ἐγένοντο μετὰ κινδύνων τὰς μελέτας ποιούμενοι.
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