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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 20
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Le cose antiche dunque le ho trovate così, difficili da credere fino in fondo a ogni singola prova. Gli uomini infatti accolgono le notizie sul passato, anche quando riguardano il proprio paese, allo stesso modo, senza controllo, l'uno dall'altro. Il popolo ateniese, per esempio, crede che Ipparco sia morto per mano di Armodio e Aristogitone mentre era tiranno, e non sa che Ippia, essendo il maggiore, governava tra i figli di Pisistrato, mentre Ipparco e Tessalo erano suoi fratelli; Armodio e Aristogitone, avendo sospettato qualcosa proprio quel giorno e per il momento, che tra i complici il fatto fosse stato rivelato a Ippia, si astennero da lui perché già informato, ma volendo, prima di essere catturati, compiere qualcosa e affrontare il rischio, imbattutisi in Ipparco presso il luogo detto Leocorio mentre ordinava la processione delle Panatenee, lo uccisero. E molte altre cose ancora esistenti oggi, non ancora dimenticate dal tempo, anche gli altri Greci le credono in modo scorretto, come che ciascuno dei re di Sparta non abbia un solo voto ma due, e che esista presso di loro il battaglione pitanate, che invece non esistette mai. Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e si volgono piuttosto verso ciò che è già pronto.
Τὰ μὲν οὖν παλαιὰ τοιαῦτα ηὗρον, χαλεπὰ ὄντα παντὶ ἑξῆς τεκμηρίῳ πιστεῦσαι. οἱ γὰρ ἄνθρωποι τὰς ἀκοὰς τῶν προγεγενημένων, καὶ ἢν ἐπιχώρια σφίσιν ᾖ, ὁμοίως ἀβασανίστως παρ’ ἀλλήλων δέχονται. Ἀθηναίων γοῦν τὸ πλῆθος Ἵππαρχον οἴονται ὑφ’ Ἁρμοδίου καὶ Ἀριστογείτονος τύραννον ὄντα ἀποθανεῖν, καὶ οὐκ ἴσασιν ὅτι Ἱππίας μὲν πρεσβύτατος ὢν ἦρχε τῶν Πεισιστράτου υἱέων, Ἵππαρχος δὲ καὶ Θεσσαλὸς ἀδελφοὶ ἦσαν αὐτοῦ, ὑποτοπήσαντες δέ τι ἐκείνῃ τῇ ἡμέρᾳ καὶ παραχρῆμα Ἁρμόδιος καὶ Ἀριστογείτων ἐκ τῶν ξυνειδότων σφίσιν Ἱππίᾳ μεμηνῦσθαι τοῦ μὲν ἀπέσχοντο ὡς προειδότος, βουλόμενοι δὲ πρὶν ξυλληφθῆναι δράσαντές τι καὶ κινδυνεῦσαι, τῷ Ἱππάρχῳ περιτυχόντες περὶ τὸ Λεωκόρειον καλούμενον τὴν Παναθηναϊκὴν πομπὴν διακοσμοῦντι ἀπέκτειναν. πολλὰ δὲ καὶ ἄλλα ἔτι καὶ νῦν ὄντα καὶ οὐ χρόνῳ ἀμνηστούμενα καὶ οἱ ἄλλοι Ἕλληνες οὐκ ὀρθῶς οἴονται, ὥσπερ τούς τε Λακεδαιμονίων βασιλέας μὴ μιᾷ ψήφῳ προστίθεσθαι ἑκάτερον, ἀλλὰ δυοῖν, καὶ τὸν Πιτανάτην λόχον αὐτοῖς εἶναι, ὃς οὐδ’ ἐγένετο πώποτε. οὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.
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