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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 22
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Quanto ai discorsi che ciascuno pronunciò, sia in procinto di combattere sia già nel pieno della guerra, era difficile ricordare con esattezza il tenore preciso delle parole dette, sia per me, per quanto avevo udito personalmente, sia per quelli che me li riferivano da altre fonti. Così i discorsi sono stati resi come a me sembrava che ciascuno avrebbe detto al meglio le cose necessarie per la situazione volta per volta presente, attenendomi il più possibile al senso complessivo di quanto era stato realmente detto. Quanto ai fatti compiuti in guerra, ho ritenuto giusto scriverli non informandomi presso il primo che capitava, né come mi pareva a me, ma dopo aver esaminato ogni singolo evento con la massima precisione possibile, sia per quelli a cui ero presente io stesso sia attingendo agli altri. E la ricerca era faticosa, perché chi era presente ai singoli fatti non raccontava le stesse cose sugli stessi eventi, ma a seconda della simpatia o della memoria che ciascuno aveva per l'una o l'altra parte. E per chi ascolta, forse la mancanza di elementi favolosi renderà l'opera meno piacevole. Ma quanti vorranno osservare la chiarezza dei fatti accaduti e di quelli che, secondo la natura umana, accadranno di nuovo un giorno, simili o analoghi a questi, troveranno sufficiente giudicarla utile. È composta piuttosto come un possesso per sempre che come un pezzo d'occasione da ascoltare per il momento.
Καὶ ὅσα μὲν λόγῳ εἶπον ἕκαστοι ἢ μέλλοντες πολεμήσειν ἢ ἐν αὐτῷ ἤδη ὄντες, χαλεπὸν τὴν ἀκρίβειαν αὐτὴν τῶν λεχθέντων διαμνημονεῦσαι ἦν ἐμοί τε ὧν αὐτὸς ἤκουσα καὶ τοῖς ἄλλοθέν ποθεν ἐμοὶ ἀπαγγέλλουσιν· ὡς δ’ ἂν ἐδόκουν ἐμοὶ ἕκαστοι περὶ τῶν αἰεὶ παρόντων τὰ δέοντα μάλιστ’ εἰπεῖν, ἐχομένῳ ὅτι ἐγγύτατα τῆς ξυμπάσης γνώμης τῶν ἀληθῶς λεχθέντων, οὕτως εἴρηται. τὰ δ’ ἔργα τῶν πραχθέντων ἐν τῷ πολέμῳ οὐκ ἐκ τοῦ παρατυχόντος πυνθανόμενος ἠξίωσα γράφειν, οὐδ’ ὡς ἐμοὶ ἐδόκει, ἀλλ’ οἷς τε αὐτὸς παρῆν καὶ παρὰ τῶν ἄλλων ὅσον δυνατὸν ἀκριβείᾳ περὶ ἑκάστου ἐπεξελθών. ἐπιπόνως δὲ ηὑρίσκετο, διότι οἱ παρόντες τοῖς ἔργοις ἑκάστοις οὐ ταὐτὰ περὶ τῶν αὐτῶν ἔλεγον, ἀλλ’ ὡς ἑκατέρων τις εὐνοίας ἢ μνήμης ἔχοι. καὶ ἐς μὲν ἀκρόασιν ἴσως τὸ μὴ μυθῶδες αὐτῶν ἀτερπέστερον φανεῖται· ὅσοι δὲ βουλήσονται τῶν τε γενομένων τὸ σαφὲς σκοπεῖν καὶ τῶν μελλόντων ποτὲ αὖθις κατὰ τὸ ἀνθρώπινον τοιούτων καὶ παραπλησίων ἔσεσθαι, ὠφέλιμα κρίνειν αὐτὰ ἀρκούντως ἕξει. κτῆμά τε ἐς αἰεὶ μᾶλλον ἢ ἀγώνισμα ἐς τὸ παραχρῆμα ἀκούειν ξύγκειται.
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