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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 24
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Epidamno è una città che si trova a destra per chi entra nel golfo Ionio: le sono vicini i Taulanti, popolazione barbara illirica. La fondarono i Corciresi, ma il fondatore fu Falio figlio di Eratoclide, corinzio di stirpe, discendente di Eracle, chiamato dalla città madre secondo l'antica usanza. Parteciparono alla colonizzazione anche alcuni Corinzi e altri del resto della stirpe dorica. Con il passare del tempo la potenza degli Epidamni divenne grande e popolosa: ma, dopo essere stati in lotta tra loro per molti anni, come si dice, furono indeboliti da una guerra contro i barbari confinanti e persero la loro grande potenza. Da ultimo, poco prima di questa guerra, il popolo scacciò i potenti, i quali, unitisi ai barbari, saccheggiavano gli abitanti della città sia per terra sia per mare. Gli Epidamni rimasti nella città, oppressi da questa situazione, mandarono a Corcira degli ambasciatori, in quanto città madre, chiedendo che non li lasciasse perire, ma riconciliasse con loro gli esuli e ponesse fine alla guerra contro i barbari. Queste richieste facevano da supplici, sedendo nel tempio di Era. Ma i Corciresi non accolsero la supplica, e li rimandarono indietro senza aver concluso nulla.
Ἐπίδαμνός ἐστι πόλις ἐν δεξιᾷ ἐσπλέοντι ἐς τὸν Ἰόνιον κόλπον· προσοικοῦσι δ’ αὐτὴν Ταυλάντιοι βάρβαροι, Ἰλλυρικὸν ἔθνος. ταύτην ἀπῴκισαν μὲν Κερκυραῖοι, οἰκιστὴς δ’ ἐγένετο Φαλίος Ἐρατοκλείδου Κορίνθιος γένος τῶν ἀφ’ Ἡρακλέους, κατὰ δὴ τὸν παλαιὸν νόμον ἐκ τῆς μητροπόλεως κατακληθείς. ξυνῴκισαν δὲ καὶ Κορινθίων τινὲς καὶ τοῦ ἄλλου Δωρικοῦ γένους. προελθόντος δὲ τοῦ χρόνου ἐγένετο ἡ τῶν Ἐπιδαμνίων δύναμις μεγάλη καὶ πολυάνθρωπος· στασιάσαντες δὲ ἐν ἀλλήλοις ἔτη πολλά, ὡς λέγεται, ἀπὸ πολέμου τινὸς τῶν προσοίκων βαρβάρων ἐφθάρησαν καὶ τῆς δυνάμεως τῆς πολλῆς ἐστερήθησαν. τὰ δὲ τελευταῖα πρὸ τοῦδε τοῦ πολέμου ὁ δῆμος αὐτῶν ἐξεδίωξε τοὺς δυνατούς, οἱ δὲ ἐπελθόντες μετὰ τῶν βαρβάρων ἐλῄζοντο τοὺς ἐν τῇ πόλει κατά τε γῆν καὶ κατὰ θάλασσαν. οἱ δὲ ἐν τῇ πόλει ὄντες Ἐπιδάμνιοι ἐπειδὴ ἐπιέζοντο, πέμπουσιν ἐς τὴν Κέρκυραν πρέσβεις ὡς μητρόπολιν οὖσαν, δεόμενοι μὴ σφᾶς περιορᾶν φθειρομένους, ἀλλὰ τούς τε φεύγοντας ξυναλλάξαι σφίσι καὶ τὸν τῶν βαρβάρων πόλεμον καταλῦσαι. ταῦτα δὲ ἱκέται καθεζόμενοι ἐς τὸ Ἥραιον ἐδέοντο. οἱ δὲ Κερκυραῖοι τὴν ἱκετείαν οὐκ ἐδέξαντο, ἀλλ’ ἀπράκτους ἀπέπεμψαν.
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