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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 26
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Avendo dunque per tutte queste ragioni motivo di accusa, i Corinzi inviarono a Epidamno con piacere il soccorso, invitando chi volesse ad andarvi come colono, e mandando guarnigioni di Ambracioti, di Leucadi e proprie. Marciarono per via di terra fino ad Apollonia, colonia di Corinto, per timore che i Corciresi li impedissero se avessero traversato per mare. I Corciresi, quando seppero che i coloni e le guarnigioni erano giunti a Epidamno e che la colonia era stata data ai Corinzi, si adirarono. Salpando subito con venticinque navi, e poi con un'altra flotta, intimarono per prepotenza di riaccogliere gli esuli (infatti a Corcira erano giunti i fuoriusciti di Epidamno, mostrando le tombe e la parentela, e appellandosi a questi legami chiedevano di essere ricondotti) e di rimandare via le guarnigioni che i Corinzi avevano inviato e i coloni. Gli Epidamnii non obbedirono a nessuna di queste richieste, e allora i Corciresi marciarono contro di loro con quaranta navi insieme ai fuoriusciti, per ricondurli in patria, dopo essersi presi anche gli Illiri come alleati. Accampatisi presso la città, proclamarono che chiunque tra gli Epidamnii e gli stranieri lo volesse poteva andarsene incolume, altrimenti li avrebbero trattati da nemici. Ma poiché non si lasciarono persuadere, i Corciresi, essendo il luogo un istmo,
πάντων οὖν τούτων ἐγκλήματα ἔχοντες οἱ Κορίνθιοι ἔπεμπον ἐς τὴν Ἐπίδαμνον ἄσμενοι τὴν ὠφελίαν, οἰκήτορά τε τὸν βουλόμενον ἰέναι κελεύοντες καὶ Ἀμπρακιωτῶν καὶ Λευκαδίων καὶ ἑαυτῶν φρουρούς. ἐπορεύθησαν δὲ πεζῇ ἐς Ἀπολλωνίαν, Κορινθίων οὖσαν ἀποικίαν, δέει τῶν Κερκυραίων μὴ κωλύωνται ὑπ’ αὐτῶν κατὰ θάλασσαν περαιούμενοι. Κερκυραῖοι δὲ ἐπειδὴ ᾔσθοντο τούς τε οἰκήτορας καὶ φρουροὺς ἥκοντας ἐς τὴν Ἐπίδαμνον τήν τε ἀποικίαν Κορινθίοις δεδομένην, ἐχαλέπαινον· καὶ πλεύσαντες εὐθὺς πέντε καὶ εἴκοσι ναυσὶ καὶ ὕστερον ἑτέρῳ στόλῳ τούς τε φεύγοντας ἐκέλευον κατ’ ἐπήρειαν δέχεσθαι αὐτούς (ἦλθον γὰρ ἐς τὴν Κέρκυραν οἱ τῶν Ἐπιδαμνίων φυγάδες, τάφους τε ἀποδεικνύντες καὶ ξυγγένειαν, ἣν προϊσχόμενοι ἐδέοντο σφᾶς κατάγειν) τούς τε φρουροὺς οὓς Κορίνθιοι ἔπεμψαν καὶ τοὺς οἰκήτορας ἀποπέμπειν. οἱ δὲ Ἐπιδάμνιοι οὐδὲν αὐτῶν ὑπήκουσαν, ἀλλὰ στρατεύουσιν ἐπ’ αὐτοὺς οἱ Κερκυραῖοι τεσσαράκοντα ναυσὶ μετὰ τῶν φυγάδων ὡς κατάξοντες, καὶ τοὺς Ἰλλυριοὺς προσλαβόντες. προσκαθεζόμενοι δὲ τὴν πόλιν προεῖπον Ἐπιδαμνίων τε τὸν βουλόμενον καὶ τοὺς ξένους ἀπαθεῖς ἀπιέναι· εἰ δὲ μή, ὡς πολεμίοις χρήσεσθαι. ὡς δ’ οὐκ ἐπείθοντο, οἱ μὲν Κερκυραῖοι (ἔστι δ’ ἰσθμὸς τὸ χωρίον)
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