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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 28
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Quando i Corciresi seppero dei preparativi, si recarono a Corinto insieme ad ambasciatori spartani e sicionii che si erano associati, e intimarono ai Corinzi di ritirare le guarnigioni e i coloni presenti a Epidamno, poiché non avevano alcun diritto su di essa. Se invece ne rivendicavano un diritto, erano disposti a sottoporsi a giudizio nel Peloponneso presso città su cui entrambi si accordassero: e chiunque fosse giudicato titolare della colonia, quello la possedesse. Erano anche disposti a rimettersi all'oracolo di Delfi. Non permettevano che si facesse guerra: altrimenti, dissero, anch'essi sarebbero stati costretti, di fronte alla loro violenza, a farsi amici altri diversi dagli attuali, solo per necessità di aiuto. I Corinzi risposero loro che, se avessero ritirato da Epidamno sia le navi sia i barbari, avrebbero deliberato. Prima non era ragionevole che gli uni fossero assediati e loro stessi intanto si sottoponessero a giudizio. I Corciresi ribattevano che avrebbero fatto lo stesso, se anche quelli avessero ritirato le forze da Epidamno; erano anche disposti a che entrambi restassero fermi al proprio posto, stipulando una tregua finché il giudizio non fosse compiuto.
Ἐπειδὴ δὲ ἐπύθοντο οἱ Κερκυραῖοι τὴν παρασκευήν, ἐλθόντες ἐς Κόρινθον μετὰ Λακεδαιμονίων καὶ Σικυωνίων πρέσβεων, οὓς παρέλαβον, ἐκέλευον Κορινθίους τοὺς ἐν Ἐπιδάμνῳ φρουρούς τε καὶ οἰκήτορας ἀπάγειν, ὡς οὐ μετὸν αὐτοῖς Ἐπιδάμνου. εἰ δέ τι ἀντιποιοῦνται, δίκας ἤθελον δοῦναι ἐν Πελοποννήσῳ παρὰ πόλεσιν αἷς ἂν ἀμφότεροι ξυμβῶσιν· ὁποτέρων δ’ ἂν δικασθῇ εἶναι τὴν ἀποικίαν, τούτους κρατεῖν. ἤθελον δὲ καὶ τῷ ἐν Δελφοῖς μαντείῳ ἐπιτρέψαι. πόλεμον δὲ οὐκ εἴων ποιεῖν· εἰ δὲ μή, καὶ αὐτοὶ ἀναγκασθήσεσθαι ἔφασαν, ἐκείνων βιαζομένων, φίλους ποιεῖσθαι οὓς οὐ βούλονται ἑτέρους τῶν νῦν ὄντων μᾶλλον ὠφελίας ἕνεκα. οἱ δὲ Κορίνθιοι ἀπεκρίναντο αὐτοῖς, ἢν τάς τε ναῦς καὶ τοὺς βαρβάρους ἀπὸ Ἐπιδάμνου ἀπαγάγωσι, βουλεύσεσθαι· πρότερον δ’ οὐ καλῶς ἔχειν τοὺς μὲν πολιορκεῖσθαι, αὐτοὺς δὲ δικάζεσθαι. Κερκυραῖοι δὲ ἀντέλεγον, ἢν καὶ ἐκεῖνοι τοὺς ἐν Ἐπιδάμνῳ ἀπαγάγωσι, ποιήσειν ταῦτα· ἑτοῖμοι δὲ εἶναι καὶ ὥστε ἀμφοτέρους μένειν κατὰ χώραν, σπονδὰς δὲ ποιήσασθαι ἕως ἂν ἡ δίκη γένηται.
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