Caricamento…
Caricamento…
greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 29
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Tocca una parola: si accende e ne vedi la resa. Toccala di nuovo per l’analisi. Da computer usa ← → o A D per scorrere.
I Corinzi non accettarono nessuna di queste proposte, ma quando le loro navi furono equipaggiate e gli alleati furono presenti, dopo aver inviato prima un araldo a dichiarare guerra ai Corciresi, levate le ancore con settantacinque navi e duemila opliti, navigarono verso Epidamno per combattere contro i Corciresi. Comandavano le navi Aristeo figlio di Pellico, Callicrate figlio di Callia e Timanore figlio di Timante, la fanteria Archetimo figlio di Euritimo e Isarchida figlio di Isarco. Quando giunsero ad Azio, nel territorio di Anattorio, dove sorge il tempio di Apollo, alla bocca del golfo Ambracico, i Corciresi inviarono loro incontro un araldo su una barca leggera a intimare di non salpare contro di loro, e nello stesso tempo equipaggiavano le proprie navi, rinforzando quelle vecchie per renderle navigabili e riparando le altre. Ma quando l'araldo riferì che dai Corinzi non veniva nulla di pacifico, e le loro navi, che erano ottanta, furono equipaggiate (quaranta infatti assediavano Epidamno), presero il largo, si schierarono e ingaggiarono battaglia navale. E i Corciresi vinsero nettamente, e distrussero quindici navi dei Corinzi. Nello stesso giorno capitò loro anche di far arrendere per capitolazione quelli che assediavano Epidamno, così che vendessero gli stranieri e tenessero i Corinzi in catene finché non si fosse deciso altrimenti.
Κορίνθιοι δὲ οὐδὲν τούτων ὑπήκουον, ἀλλ’ ἐπειδὴ πλήρεις αὐτοῖς ἦσαν αἱ νῆες καὶ οἱ ξύμμαχοι παρῆσαν, προπέμψαντες κήρυκα πρότερον πόλεμον προεροῦντα Κερκυραίοις, ἄραντες ἑβδομήκοντα ναυσὶ καὶ πέντε δισχιλίοις τε ὁπλίταις ἔπλεον ἐπὶ τὴν Ἐπίδαμνον Κερκυραίοις ἐναντία πολεμήσοντες· ἐστρατήγει δὲ τῶν μὲν νεῶν Ἀριστεὺς ὁ Πελλίχου καὶ Καλλικράτης ὁ Καλλίου καὶ Τιμάνωρ ὁ Τιμάνθους, τοῦ δὲ πεζοῦ Ἀρχέτιμός τε ὁ Εὐρυτίμου καὶ Ἰσαρχίδας ὁ Ἰσάρχου. ἐπειδὴ δ’ ἐγένοντο ἐν Ἀκτίῳ τῆς Ἀνακτορίας γῆς, οὗ τὸ ἱερὸν τοῦ Ἀπόλλωνός ἐστιν, ἐπὶ τῷ στόματι τοῦ Ἀμπρακικοῦ κόλπου, οἱ Κερκυραῖοι κήρυκά τε προύπεμψαν αὐτοῖς ἐν ἀκατίῳ ἀπεροῦντα μὴ πλεῖν ἐπὶ σφᾶς καὶ τὰς ναῦς ἅμα ἐπλήρουν, ζεύξαντές τε τὰς παλαιὰς ὥστε πλωίμους εἶναι καὶ τὰς ἄλλας ἐπισκευάσαντες. ὡς δὲ ὁ κῆρύξ τε ἀπήγγειλεν οὐδὲν εἰρηναῖον παρὰ τῶν Κορινθίων καὶ αἱ νῆες αὐτοῖς ἐπεπλήρωντο οὖσαι ὀγδοήκοντα (τεσσαράκοντα γὰρ Ἐπίδαμνον ἐπολιόρκουν), ἀνταναγαγόμενοι καὶ παραταξάμενοι ἐναυμάχησαν· καὶ ἐνίκησαν οἱ Κερκυραῖοι παρὰ πολὺ καὶ ναῦς πέντε καὶ δέκα διέφθειραν τῶν Κορινθίων. τῇ δὲ αὐτῇ ἡμέρᾳ αὐτοῖς ξυνέβη καὶ τοὺς τὴν Ἐπίδαμνον πολιορκοῦντας παραστήσασθαι ὁμολογίᾳ ὥστε τοὺς μὲν ἐπήλυδας ἀποδόσθαι, Κορινθίους δὲ δήσαντας ἔχειν ἕως ἂν ἄλλο τι δόξῃ.
Con l’app Versia
Inquadra qualunque testo dal libro e ottieni traduzione e analisi come questa in pochi secondi, più il tutor Erodotron e il tuo vocabolario.