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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 32
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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È giusto, Ateniesi, che coloro i quali, senza un grande beneficio precedente né un'alleanza dovuta, vengono presso i vicini a chiedere aiuto, come noi ora, spieghino prima di tutto che ciò che chiedono è vantaggioso, o almeno che non è dannoso, e poi che manterranno stabile la gratitudine. Se non riusciranno a chiarire nulla di questo, non si adirino se falliranno. I Corciresi, insieme alla richiesta di alleanza, fiduciosi anche di potervi mostrare tutto questo su basi solide, ci hanno inviato. È capitato che la stessa condotta politica, verso di voi, per la nostra richiesta risulti irragionevole, e per gli affari nostri, nel momento presente, svantaggiosa. Infatti, non essendo mai diventati volontariamente alleati di nessuno nel tempo passato, ora veniamo a chiedere questo ad altri, e allo stesso tempo, per questa stessa ragione, ci ritroviamo privi di alleati nella guerra presente contro i Corinzi. E ciò che prima sembrava nostra saggezza, il non correre rischi in un'alleanza altrui secondo il volere del vicino, si è rovesciato, apparendo ora come imprudenza e debolezza. La battaglia navale avvenuta l'abbiamo respinta noi da soli contro i Corinzi. Ma ora che si sono mossi contro di noi con un apparato più grande, dal Peloponneso e dal resto della Grecia, e noi ci vediamo incapaci di prevalere con la sola forza nostra, e insieme è grande il pericolo se cadessimo sotto di loro, è necessità chiedere aiuto sia a voi sia a chiunque altro, e sia perdonabile se, non per malvagità ma per errore di giudizio, osiamo ora fare il contrario della nostra precedente inattività.
’Δίκαιον, ὦ Ἀθηναῖοι, τοὺς μήτε εὐεργεσίας μεγάλης μήτε ξυμμαχίας προυφειλομένης ἥκοντας παρὰ τοὺς πέλας ἐπικουρίας, ὥσπερ καὶ ἡμεῖς νῦν, δεησομένους ἀναδιδάξαι πρῶτον, μάλιστα μὲν ὡς καὶ ξύμφορα δέονται, εἰ δὲ μή, ὅτι γε οὐκ ἐπιζήμια, ἔπειτα δὲ ὡς καὶ τὴν χάριν βέβαιον ἕξουσιν· εἰ δὲ τούτων μηδὲν σαφὲς καταστήσουσι, μὴ ὀργίζεσθαι ἢν ἀτυχῶσιν. Κερκυραῖοι δὲ μετὰ τῆς ξυμμαχίας τῆς αἰτήσεως καὶ ταῦτα πιστεύοντες ἐχυρὰ ὑμῖν παρέξεσθαι ἀπέστειλαν ἡμᾶς. τετύχηκε δὲ τὸ αὐτὸ ἐπιτήδευμα πρός τε ὑμᾶς ἐς τὴν χρείαν ἡμῖν ἄλογον καὶ ἐς τὰ ἡμέτερα αὐτῶν ἐν τῷ παρόντι ἀξύμφορον. ξύμμαχοί τε γὰρ οὐδενός πω ἐν τῷ πρὸ τοῦ χρόνῳ ἑκούσιοι γενόμενοι νῦν ἄλλων τοῦτο δεησόμενοι ἥκομεν, καὶ ἅμα ἐς τὸν παρόντα πόλεμον Κορινθίων ἐρῆμοι δι’ αὐτὸ καθέσταμεν. καὶ περιέστηκεν ἡ δοκοῦσα ἡμῶν πρότερον σωφροσύνη, τὸ μὴ ἐν ἀλλοτρίᾳ ξυμμαχίᾳ τῇ τοῦ πέλας γνώμῃ ξυγκινδυνεύειν, νῦν ἀβουλία καὶ ἀσθένεια φαινομένη. τὴν μὲν οὖν γενομένην ναυμαχίαν αὐτοὶ κατὰ μόνας ἀπεωσάμεθα Κορινθίους· ἐπειδὴ δὲ μείζονι παρασκευῇ ἀπὸ Πελοποννήσου καὶ τῆς ἄλλης Ἑλλάδος ἐφ’ ἡμᾶς ὥρμηνται καὶ ἡμεῖς ἀδύνατοι ὁρῶμεν ὄντες τῇ οἰκείᾳ μόνον δυνάμει περιγενέσθαι, καὶ ἅμα μέγας ὁ κίνδυνος εἰ ἐσόμεθα ὑπ’ αὐτοῖς, ἀνάγκη καὶ ὑμῶν καὶ ἄλλου παντὸς ἐπικουρίας δεῖσθαι, καὶ ξυγγνώμη εἰ μὴ μετὰ κακίας, δόξης δὲ μᾶλλον ἁμαρτίᾳ τῇ πρότερον ἀπραγμοσύνῃ ἐναντία τολμῶμεν.
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