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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 33
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Se vi lascerete convincere, per voi questa richiesta di aiuto diventerà una bella occasione sotto molti aspetti: primo, perché offrirete soccorso a chi subisce ingiustizia e non a chi la commette; poi, accogliendo noi che rischiamo per le cose più grandi, deporrete la vostra gratitudine con una testimonianza destinata a restare sempre nella memoria. E possediamo la flotta più grande dopo la vostra. E considerate: quale fortuna è più rara, o quale più penosa per i nemici, se una forza che voi avreste apprezzato più di molto denaro e gratitudine altrui si presenta spontaneamente ad offrirsi da sé, senza rischi né spesa, e per di più porta agli occhi dei più reputazione, a chi soccorrerete gratitudine, e a voi stessi potenza? Cose che in tutto il tempo passato capitarono tutte insieme solo a pochi, e pochi tra coloro che chiedono alleanza si presentano a chi invocano dando sicurezza e onore non meno di quanto li ricevano. E se qualcuno di voi crede che non ci sarà la guerra per cui saremmo utili, sbaglia nel giudizio e non si accorge che gli Spartani, per timore di voi, vogliono già fare guerra, e che i Corinzi, potenti presso di loro e nemici anche vostri, ci attaccano ora in previsione della vostra impresa contro di loro, perché noi non ci uniamo insieme a voi nell'odio comune contro di loro, e perché essi non falliscano nel prevenire una delle due cose: o danneggiare noi, o assicurare se stessi. E dunque è compito nostro anticiparli, noi offrendo e voi accogliendo l'alleanza, e tramare contro di loro per primi piuttosto che contro-tramare.
’Γενήσεται δὲ ὑμῖν πειθομένοις καλὴ ἡ ξυντυχία κατὰ πολλὰ τῆς ἡμετέρας χρείας, πρῶτον μὲν ὅτι ἀδικουμένοις καὶ οὐχ ἑτέρους βλάπτουσι τὴν ἐπικουρίαν ποιήσεσθε, ἔπειτα περὶ τῶν μεγίστων κινδυνεύοντας δεξάμενοι ὡς ἂν μάλιστα μετ’ αἰειμνήστου μαρτυρίου τὴν χάριν καταθήσεσθε· ναυτικόν τε κεκτήμεθα πλὴν τοῦ παρ’ ὑμῖν πλεῖστον. καὶ σκέψασθε· τίς εὐπραξία σπανιωτέρα ἢ τίς τοῖς πολεμίοις λυπηροτέρα, εἰ ἣν ὑμεῖς ἂν πρὸ πολλῶν χρημάτων καὶ χάριτος ἐτιμήσασθε δύναμιν ὑμῖν προσγενέσθαι, αὕτη πάρεστιν αὐτεπάγγελτος ἄνευ κινδύνων καὶ δαπάνης διδοῦσα ἑαυτήν, καὶ προσέτι φέρουσα ἐς μὲν τοὺς πολλοὺς ἀρετήν, οἷς δὲ ἐπαμυνεῖτε χάριν, ὑμῖν δ’ αὐτοῖς ἰσχύν· ἃ ἐν τῷ παντὶ χρόνῳ ὀλίγοις δὴ ἅμα πάντα ξυνέβη, καὶ ὀλίγοι ξυμμαχίας δεόμενοι οἷς ἐπικαλοῦνται ἀσφάλειαν καὶ κόσμον οὐχ ἧσσον διδόντες ἢ ληψόμενοι παραγίγνονται. τὸν δὲ πόλεμον, δι’ ὅνπερ χρήσιμοι ἂν εἶμεν, εἴ τις ὑμῶν μὴ οἴεται ἔσεσθαι, γνώμης ἁμαρτάνει καὶ οὐκ αἰσθάνεται τοὺς Λακεδαιμονίους φόβῳ τῷ ὑμετέρῳ πολεμησείοντας καὶ τοὺς Κορινθίους δυναμένους παρ’ αὐτοῖς καὶ ὑμῖν ἐχθροὺς ὄντας καὶ προκαταλαμβάνοντας ἡμᾶς νῦν ἐς τὴν ὑμετέραν ἐπιχείρησιν, ἵνα μὴ τῷ κοινῷ ἔχθει κατ’ αὐτοὺς μετ’ ἀλλήλων στῶμεν μηδὲ δυοῖν φθάσαι ἁμάρτωσιν, ἢ κακῶσαι ἡμᾶς ἢ σφᾶς αὐτοὺς βεβαιώσασθαι. ἡμέτερον δέ γ’ αὖ ἔργον προτερῆσαι, τῶν μὲν διδόντων, ὑμῶν δὲ δεξαμένων τὴν ξυμμαχίαν, καὶ προεπιβουλεύειν αὐτοῖς μᾶλλον ἢ ἀντεπιβουλεύειν.
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