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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 35
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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E non violerete nemmeno la tregua con i Lacedemoni accogliendo noi, che non siamo alleati di nessuna delle due parti: vi è detto infatti, in essa, che a qualunque città greca non sia alleata di nessuno è lecito unirsi a chi preferisce. Ed è grave che a costoro sia permesso equipaggiare le navi con uomini presi dai loro alleati di tregua, e per giunta dal resto della Grecia, e non da ultimo dai vostri sudditi, mentre a noi impediranno l'alleanza che ora proponiamo e ogni altro aiuto da qualunque parte, e poi ci considereranno colpevoli se voi vi lascerete persuadere a ciò che chiediamo. Ma la colpa maggiore ricadrà su di noi, se non riusciremo a persuadervi: perché respingerete noi, che siamo in pericolo e non vostri nemici, mentre verso costoro, che sono nemici e vi assalgono, non solo non farete gli ostacoli, ma permetterete loro di rafforzarsi anche attingendo forze dal vostro impero. Ciò non è giusto, ma o dovete impedire anche a loro di arruolare mercenari nel vostro territorio, oppure inviare anche a noi l'aiuto che riterrete opportuno, e meglio ancora accoglierci apertamente e soccorrerci. Molti, come abbiamo accennato all'inizio, sono i vantaggi che vi mostriamo, e il più grande è che i nostri nemici sono gli stessi vostri, il che è la prova più sicura, e costoro non sono deboli, ma capaci di danneggiare chi si allontana da loro. E trattandosi di un'alleanza navale, non continentale, il rifiuto non è cosa da poco, ma la scelta migliore, se potete, è non permettere a nessun altro di possedere navi, e in caso contrario, tenersi amico chi è più forte.
λύσετε δὲ οὐδὲ τὰς Λακεδαιμονίων σπονδὰς δεχόμενοι ἡμᾶς μηδετέρων ὄντας ξυμμάχους· εἴρηται γὰρ ἐν αὐταῖς, τῶν Ἑλληνίδων πόλεων ἥτις μηδαμοῦ ξυμμαχεῖ, ἐξεῖναι παρ’ ὁποτέρους ἂν ἀρέσκηται ἐλθεῖν. καὶ δεινὸν εἰ τοῖσδε μὲν ἀπό τε τῶν ἐνσπόνδων ἔσται πληροῦν τὰς ναῦς καὶ προσέτι καὶ ἐκ τῆς ἄλλης Ἑλλάδος καὶ οὐχ ἥκιστα ἀπὸ τῶν ὑμετέρων ὑπηκόων, ἡμᾶς δὲ ἀπὸ τῆς προκειμένης τε ξυμμαχίας εἴρξουσι καὶ ἀπὸ τῆς ἄλλοθέν ποθεν ὠφελίας, εἶτα ἐν ἀδικήματι θήσονται πεισθέντων ὑμῶν ἃ δεόμεθα. πολὺ δὲ ἐν πλέονι αἰτίᾳ ἡμεῖς μὴ πείσαντες ὑμᾶς ἕξομεν· ἡμᾶς μὲν γὰρ κινδυνεύοντας καὶ οὐκ ἐχθροὺς ὄντας ἀπώσεσθε, τῶνδε δὲ οὐχ ὅπως κωλυταὶ ἐχθρῶν ὄντων καὶ ἐπιόντων γενήσεσθε, ἀλλὰ καὶ ἀπὸ τῆς ὑμετέρας ἀρχῆς δύναμιν προσλαβεῖν περιόψεσθε· ἣν οὐ δίκαιον, ἀλλ’ ἢ κἀκείνων κωλύειν τοὺς ἐκ τῆς ὑμετέρας μισθοφόρους ἢ καὶ ἡμῖν πέμπειν καθ’ ὅτι ἂν πεισθῆτε ὠφελίαν, μάλιστα δὲ ἀπὸ τοῦ προφανοῦς δεξαμένους βοηθεῖν. πολλὰ δέ, ὥσπερ ἐν ἀρχῇ ὑπείπομεν, τὰ ξυμφέροντα ἀποδείκνυμεν, καὶ μέγιστον ὅτι οἵ τε αὐτοὶ πολέμιοι ἡμῖν ἦσαν, ὅπερ σαφεστάτη πίστις, καὶ οὗτοι οὐκ ἀσθενεῖς, ἀλλ’ ἱκανοὶ τοὺς μεταστάντας βλάψαι· καὶ ναυτικῆς καὶ οὐκ ἠπειρώτιδος τῆς ξυμμαχίας διδομένης οὐχ ὁμοία ἡ ἀλλοτρίωσις, ἀλλὰ μάλιστα μέν, εἰ δύνασθε, μηδένα ἄλλον ἐᾶν κεκτῆσθαι ναῦς, εἰ δὲ μή, ὅστις ἐχυρώτατος, τοῦτον φίλον ἔχειν.
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